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Quartieri dell’Arte 2006

INTRODUZIONE PROGRAMMATICA AL FESTIVAL “QUARTIERI DELL’ ARTE” 2006

“Quartieri dell’Arte” celebra i suoi dieci anni di ricerca nell’ambito della drammaturgia con una serie di prime mondiali curiose e spiazzanti e con le visite di alcuni prestigiosi artisti e compagnie internazionali. Al Palazzo dei Priori di Viterbo, (antica sede di spettacoli e incontri dell’ Accademia degli Ardenti e sede attuale dell’Amministrazione comunale) le cui sale interne vengono riaperte al teatro dopo secoli, una delle più antiche e rinomate compagnie al mondo, il Burgtheater di Vienna, fa rivivere la Sala Regia con il suo allestimento di “Jackie” del Premio Nobel 2004 per la Letteratura Elfriede Jelinek (regia di Daniela Kranz, con Petra Morzè il 17 settembre alle 19,30), opera che analizza Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis come “icona del potere costruita come puro artificio”, come essere umano ridotto a notizia utile dalle imposizioni del mondo del gossip e della comunicazione. Nella Sala del Consiglio in apertura di Festival (16 settembre ore 19,30 e 17 settembre ore 21,30 con regia di Carlo Fineschi) “L’ uomo più crudele” di Gian Maria Cervo (già autore in residenza della Deutsches Schauspielhaus di Amburgo, ora impegnato nel progetto MELEZ per Essen Capitale Europea della Cultura per il 2010) va alla ricerca di valori comportamentali di fronte al carattere fittizio e favolistico della storia mentre “La conversazione” di Linda Ferri (sceneggiatrice di Nanni Moretti per “La stanza del figlio” e di Kim Rossi Stuart per “Anche libero va bene”) getta luce sul rapporto tra una figlia trentacinquenne e un padre morto all’età di trentacinque anni in un lavoro (anch’esso portato in scena da Fineschi) che, come afferma la stessa autrice, non riguarda “tanto il passato e la memoria, quanto l’attualità, la tensione drammatica del presente e della vita”. Nel Cortile del Palazzo ancora il 16 settembre (ore 21,30 con regia di Marcello Cotugno) va in scena la prima mondiale de “Il pane dell’inverno” di Victor Lodato uno dei talenti emergenti della drammaturgia nordamericana; il pane dell’inverno è il tocco, il calore umano, sempre più raro da scorgere in una società in cui le identità si radicalizzano, l’insicurezza individuale cresce e violenti fenomeni naturali diventano protagonisti della storia.
Benjamin Galemiri ci presenta con “Lasciala sanguinare” (regia di Michela Andreozzi e Antonio Spadaro ) in prima europea il 22 settembre al Cinema Genio, il teatro della Viterbo seicentesca, una meditazione sulla storia cilena recente attraverso un gioco, alla Moliere, di identità dietro le maschere, ricorrendo a esilaranti citazioni filmiche.
Riflessione sulla e rievocazione della storia ritornano anche nell’originale omaggio del Festival al drammaturgo elisabettiano Christopher Marlowe di cui “Quartieri dell’Arte” ha proposto, nell’arco di varie edizioni, l’opera completa: “Mortimer His Fall” frammento di Ben Jonson concepito come risposta al marloviano “Edoardo II” viene proposto in prima rappresentazione contemporanea in un allestimento di grande eleganza visiva (il 5 ottobre alle ore 18,00 al Ridotto del Teatro dell’Unione di Viterbo) dall’ artista austriaco Christian Rainer mentre “Wunderkammer Soap #1, #2” (il 29 ottobre a Viterbo e il 30 a Caprarola presso le cucine della Scuola Alberghiera), primo esperimento di sit-com teatrale italiana realizzato su temi marloviani da ricci/forte vede per protagonista il performer Paolo Angelosanto. Sempre in una prospettiva di rievocazione recupero e studio si collocano i progetti relativi al “Pericle” shakespeariano, di cui il Festival riscopre una fonte viterbese, proposto nella regia di Riccardo Reim (il 22 settembre nel Cortile del Palazzo dei Priori alle ore 21,00), a “Dal naso al cielo” di Luigi Pirandello (il 23 settembre alle ore 18,00 al Gran Caffè Schenardi) prima parte di un percorso pluriennale che vede protagonista Maria Rosaria Omaggio e al “Cristo che corre” del giovane artista visivo Mattia Aprile (il 23 settembre alle 21,00 alla Chiesa di Santa Maria delle Fortezze di Viterbo), che rievoca col linguaggio delle arti contemporanee la storica processione teatrale del “Corpus Domini” che ebbe luogo a Viterbo nel Quattrocento.
Impulsi rivoluzionari e spettacolarità rinascimentale convivono in “Healing/Curando” opera in prima mondiale di John Bock e Jochen Dehn (presenti lo scorso anno con un’ altra loro opera alla Biennale d’Arte di Venezia) concepita per una piscina termale in cui il pubblico potrà nuotare insieme agli attori (il 25 settembre alle Terme dei Papi di Viterbo alle ore 21,00). E due avvincenti visioni politiche saranno offerte dalle prime mondiali de “L’uomo piegato” di Toni Negri (con regia di Pierpaolo Sepe il 19 settembre alle ore 18,00 in Piazza dei Mascheroni ad Acquapendente) , figura leggendaria nella storia della cultura italiana, che ambienta all’epoca della resistenza una favola teatrale su un uomo che “si piega per non spezzarsi” di fronte agli autoritarismi e ai tentativi di sottomissione e de “Il Tempio del Popolo” di Malcolm McKay (il 9 e 10 ottobre alle 21,00 alle Scuderie del Palazzo Farnese a Caprarola), autore e regista britannico che ha scritto e diretto testi per attori come Kenneth Branagh e Jonathan Rhys Meyers, che attraverso la vicenda di Jim Jones e il suicidio di massa della sua setta in Guyana ci presenta un caso di degenerazione del socialismo cristiano.
Alberto Bassetti, quest’anno al suo esordio cinematografico con “Sopra e sotto il ponte”, indaga, con un nuovo allestimento della sua opera “La gabbia” Premio Idi nel ’95, in un elegante teatro, le insicurezze di un uomo apparentemente realizzato (Teatro Boni, Acquapendente 19 settembre ore 21,00).
E continua la nostra esplorazione delle drammaturgie poco frequentate in Italia con le mises e espace di testi di Michal Walczak, autore polacco messo in scena in tutta Europa e dei fratelli Presnyakov, drammaturghi russi che con il loro acuto humour hanno conquistato il Royal Court di Londra e i palcoscenici di tutto il mondo (per entrambi i testi regia di Francesca Staasch il 14 ottobre alle ore 21,00 al Teatro Boni di Acquapendente), di Petr Zelenka, autore e cineasta ceco messo in scena dal regista-coreografo colombiano Juan Diego Puerta (11 ottobre ore 21,00 alle Scuderie del Palazzo Farnese di Caprarola) e di Alejandro Moreno proposto in un reading da Carla Chiarelli (il 5 ottobre alle ore 22,00 allo Shu Lounge di Viterbo).
Attraverso i dieci anni della nostra attività siamo partiti come un Festival di studio per diventare un Festival di “intelligence” perchè crediamo nell’informazione come valore in sè e per sè. Siamo convinti che con l’intensificazione dei rapporti con le Istituzioni, con i nostri partner nel progetto Intertext (Burgtheater di Vienna, Schauspiel Essen, Royal Exchange Theatre di Manchester e MEEC di Parigi), con i nuovi partner italiani come il Teatro Eliseo (con cui realizziamo l’iniziativa QdA Roma tra il 18 e il 22 settembre) e il Centro Outis di Milano, con l’IMAIE, con il Centro Sperimentale di Cinematografia e con i nostri partner nella coproduzione: Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, Beat’ 72, Edizioni Interculturali, Ars Millennia, potremo fare di QdA un laboratorio per il commissioning avanzato, in cui si compiano progetti di scrittura articolati, con grande potenzialità, e in cui soprattutto si creino quegli scambi casuali che sono portatori delle più autentiche innovazioni culturali.

I direttori artistici

PROGRAMMA

16 settembre 2006
Evento di apertura
Palazzo dei Priori, Sala del Consiglio, Viterbo – ore 19,30
“L’UOMO PIU’ CRUDELE” di Gian Maria Cervo
regia di Carlo Fineschi
con Alessio Di Clemente, Maria Gloriana Loani, Davide Lorino, Marco Venienti , Camillo Ventola
Prima assoluta
In coproduzione col Nuovo Teatro Nuovo di Napoli
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE
in gemellaggio con Centro Outis – Festival Tramedautore – Milano
in associazione con il Teatro Eliseo di Roma

“LA CONVERSAZIONE” di Linda Ferri
regia di Carlo Fineschi
con Maria Loana Gloriani, Marco Venienti
Prima assoluta
In coproduzione col Nuovo Teatro Nuovo di Napoli
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE
in gemellaggio con Centro Outis – Festival Tramedautore – Milano
in associazione con il Teatro Eliseo di Roma

Il Festival si apre quest’anno con un double-bill italiano di Linda Ferri, sceneggiatrice di Nanni Moretti per “La stanza del figlio” e di Kim Rossi Stuart per “Anche libero va bene” e di Gian Maria Cervo, direttore del Festival, già autore in residenza della Deutsches Schauspielhaus di Amburgo.

Cortile di Palazzo dei Priori, Viterbo – ore 21,30
“IL PANE DELL’INVERNO” di Victor Lodato
regia di Marcello Cotugno
con Monica Samassa, Paolo Zuccari, Lino Musella, Bea Boscardi, Jacopo Undari
Prima assoluta
Produzione dell’ Ass. Cult. Beat ’72, Roma
Con il sostegno dell’IMAIE

Il New York Times, in un suo articolo, ha segnalato il fatto che un’opera di alto livello come quella di Lodato non avesse ancora ricevuto una prima mondiale. “Il pane dell’inverno”, testo di uno dei più interessanti autori nordamericani emersi negli ultimi anni, è la storia di un giovane ragazzo senza padre estraniato dalla madre e intrappolato in una brutale relazione col fratello maggiore. Le relazioni interpersonali e le interazioni tra condizioni ambientali e personaggi di questa opera conducono lo spettatore a sfidare la nozione di una società in cui il dialogo sembra diventato impossibile a causa delle crescenti insicurezze individuali e della radicallizazzione delle identità.

Domenica 17 settembre 2006
Palazzo dei Priori, Sala Regia, Viterbo – ore 19,30
“LA MORTE E LA FANCIULLA IV-JACKIE” di Elfriede Jelinek
con Petra Morzè
Regia di Daniela Kranz
Scena Bettina Kraus
Costumi Gerlinde Hoeglhammer

Produzione del BURGTHEATER di Vienna
in collaborazione con il progetto meeting teatrale internazionale
in associazione con il Teatro Eliseo di Roma

Una delle più antiche e prestigiose compagnie al mondo visita il Festival con l’opera del Premio Nobel per la letteratura Elfriede Jelinek.

Palazzo dei Priori, Sala del Consiglio, Viterbo – ore 21,30
“L’UOMO PIU’ CRUDELE” di Gian Maria Cervo
regia di Carlo Fineschi
“LA CONVERSAZIONE” di Linda Ferri
regia di Carlo Fineschi

Martedì 19 settembre 2006
Piazza del Comune, Acquapendente – ore 18,00
“L’UOMO PIEGATO” di Antonio Negri
regia di Pierpaolo Sepe

Produzione del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE

La prima mondiale dell’opera di una figura leggendaria della storia della cultura italiana, Toni Negri, autore di una delle più acute analisi della società globale: “Impero”, saggio che è stato oggetto di dibattito e che ha suscitato negli ultimi anni grande fermento in tutte le università del mondo «da San Paolo a Tokyo» per usare l’espressione del New York Times.

Teatro Boni, Acquapendente – ore 21,00
“LA GABBIA” di Alberto Bassetti
regia dell’autore
Prima
Edizioni Interculturali, Roma

Alberto Bassetti dopo aver recentemente debuttato alla regia cinematografica con “Sopra e sotto il ponte” propone al Festival un nuovo allestimento della sua opera vincitrice di un Premio IDI nel 1995.

Venerdì 22 settembre 2006
Atrio del Cinema Teatro Genio, Viterbo – ore 18,00
“LASCIALA SANGUINARE” di Benjamin Galemiri
regia di Michela Andreozzi e Antonio Spadaro
Prima europea
Produzione dell’ Ass. Cult. Beat ’72, Roma

Cortile del Palazzo dei Priori, Viterbo – ore 21,00
“PERICLE, PRINCIPE DI TIRO” di William Shakespeare
con inserti da Goffredo da Viterbo e John Gower
regia di Riccardo Reim
Prima

Viterbo riscopre grazie a Quartieri dell’Arte un’importante fonte indiretta di Shakespeare: Goffredo da Viterbo, il cui “Pantheon” ha fortemente influenzato la “Confessio Amantis” di John Gower da cui il Bardo ha tratto il suo “Pericle”.

Sabato 23 settembre 2006
Gran Caffè Schenardi, Viterbo – ore 18,00
“DAL NASO AL CIELO” una novella di Luigi Pirandello
reading a cura di Maria Rosaria Omaggio
Prima

Il reading costituisce la prima tappa di un progetto su Pirandello che il Festival svilupperà nei prossimi anni.

Lunedì 25 settembre 2006
Terme dei Papi, piscina, Viterbo – ore 21,00
“HEALING/CURANDO” di John Bock e Jochen Dehn
regia di Jochen Dehn
Prima assoluta
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE

Un’opera concepita per una piscina – il pubblico potrà nuotare con gli attori – sul tema della spedizione e della conquista da due brillanti artisti che si muovono tra le arti visive e il teatro. Come dice lo stesso Jochen Dehn: «Non vinceremo contro l’acqua, avremo le nostre telecamere puntate contro virus, lotteremo, faremo delle foto delle aree che intendiamo invadere, annientare. Qualcosa del genere. Saremo Brent Sattler. Ma saremo un po’ più astratti della politica o del telegiornale».

Giovedì 5 ottobre 2006
Ridotto del Teatro dell’Unione, Viterbo – ore 18,00
“MORTIMER HIS FALL” frammento di Ben Jonson
diretto e interpretato da Christian Rainer
Prima assoluta
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE

Shu Lunge, Viterbo – ore 22,00
“BERLINO NON È TUA” di Alejandro Moreno
reading a cura di Carla Chiarelli
Prima europea
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE

Lunedì 9 ottobre 2006
Scuderie del Palazzo Farnese, Sala Teatro, Caprarola – ore 21,00
“IL TEMPIO DEL POPOLO” di Malcolm McKay
regia dell’ autore
in coproduzione con CSC Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema
Prima assoluta
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE

Martedì 10 ottobre 2006
Scuderie del Palazzo Farnese, Sala Teatro, Caprarola – ore 21,00
“IL TEMPIO DEL POPOLO” di Malcolm McKay
regia dell’ autore

Mercoledì 11 ottobre 2006
Scuderie del Palazzo Farnese, Sala Teatro, Caprarola – ore 21,00
“STORIE DI ORDINARIA FOLLIA” di Petr Zelenka
regia di Juan Diego Puerta
in coproduzione con CSC Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE
in gemellaggio con Centro Outis – Festival Tramedautore – Milano

Sabato 14 ottobre 2006
Teatro Boni, Acquapendente – ore 18,00
Incontro sul commissioning avanzato

ore 20,30
“RECITANDO LA VITTIMA” dei fratelli Presnyakov
regia di Francesca Staasch
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE
in gemellaggio con Centro Outis – Festival Tramedautore – Milano

“VIAGGIO ALL’INTERNO DI UNA STANZA” di Michal Walczak
regia di Francesca Staasch
in gemellaggio con Centro Outis – Festival Tramedautore – Milano

Domenica 29 ottobre 2006
Luogo da definire, Viterbo
Vari orari – ingresso su prenotazione telefonica – 5 spettatori a performance
“WUNDERKAMMER SOAP #1, #2” di ricci/forte
regia di Stefano Ricci e Paolo Angelosanto
con Paolo Angelosanto
Prima assoluta
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE

Lunedì 30 ottobre 2006
Evento di chiusura
Cucina della Scuola Alberghiera, Caprarola
Vari orari – ingresso su prenotazione telefonica – 10 spettatori a performance
“WUNDERKAMMER SOAP # 1, # 2 di ricci/forte
regia di Stefano Ricci e Paolo Angelosanto
con Paolo Angelosanto
Prima assoluta
Progetto Rinascimento con il sostegno dell’IMAIE

Con “Wunderkammer Soap #1, #2” gli autori e sceneggiatori ricci/forte e il performer Paolo Angelosanto compiono il primo esperimento di sit-com teatrale in Italia

QdA ROMA al Teatro Eliseo

Settembre 2006

18 settembre 2006
Teatro Eliseo – ore 21,00
“LA MORTE E LA FANCIULLA IV- JACKIE” di Elfriede Jelinek
con Petra Morzè. Regia Daniela Kranz. Scena Bettina Kraus. Costumi Gerlinde Hoeglhammer
Produzione del BURGTHEATER di Vienna

20, 21, 22 settembre 2006
Teatro Eliseo – ore 21,00
“L’UOMO PIU’ CRUDELE” di Gian Maria Cervo/
“LA CONVERSAZIONE” di Linda Ferri
Regia Carlo Fineschi.
Scene e costumi URLO.
Con Alessio Di Clemente, Vito Mancusi, Monica Nappo.
PRODUZIONE DEL FESTIVAL “QUARTIERI DELL’ARTE” con il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli

L’UOMO PIU’ CRUDELE
Atto unico di Gian Maria Cervo
regia di Carlo Fineschi
con Alessio Di Clemente, Maria Loana Gloriani, Davide Lorino, Marco Venienti, Camillo Ventola

Una mattina del 1610, un uomo dall’apparente età di trent’anni viene convocato a Bicse (Ungheria) per le indagini sul processo a Erzebeth Bathory, il primo caso di vampirismo documentato dalla medicina ufficiale. L’uomo è Voico Dobrita, forse ha 173 anni, forse e’ stato il segretario di Vlad Tepes Dracul, antenato di Erzebeth e voivoda della Valacchia nella seconda metà del Quattrocento. Voico ripercorre la sua vita con Vlad, “l’uomo più crudele” davanti al giudice che indaga sulle origini diaboliche di Erzebeth.
“L’uomo più crudele” e’ un testo sugli aspetti favolistici e fittizi della storia. Costruito come un giallo, per flash e flashback che spaziano dalla Valacchia del Quattrocento alla Bloomsbury degli inizi Novecento, rivela progressivamente l’orrore che si nasconde sotto le rassicurazioni del quotidiano in una specie di olimpiade del sangue.
La trama de “L’uomo più crudele” è narrata in modo non lineare. E’ un testo con molti giochi temporali e alcuni dei personaggi si muovono, come succede nell’ Orlando di Virginia Woolf, attraverso varie epoche. Quattro delle sei figure in scena indossano semplicemente maglioni e pantaloni neri. I soli personaggi che portano un costume sono Vlad Tepes Dracul (che indossa il costume rosso in cui viene ritratto nel Quattrocento) e Virginia Woolf (che porta un vestito degli anni trenta del Novecento). Lo stesso tavolo e le stesse due sedie accompagnano i personaggi attraverso il tempo. In tutto l’arco della vicenda appaiono in scena solo tre oggetti di attrezzeria.

Curriculum Vitae
Gian Maria Cervo

Gian Maria Cervo è autore dei testi teatrali “Penetrazioni” (1995 prima assoluta Hill Street Theatre Festival Fringe di Edimburgo; prima italiana Nuovo Teatro Nuovo di Napoli ), “Del mio globo distratto” (1998 reading al Museo Revoltella, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Trieste; prima assoluta al Teatro dell’Unione, Festival “Quartieri dell’Arte”, Viterbo; nuova versione al Neues Cinema, Deutsches Schauspielhaus di Amburgo ), “Nihil” (trilogia di atti unici brevi 1999-2002; reading al Festival Sitges Teatre Internacional, Spagna; prima assoluta Scuderie di Palazzo Farnese, Caprarola -VT-), “Fantomas a Roma” (2004 trasmissione su Radio Rai 3; mise en espace al Teatro Vascello, Roma), “Antigone-mdf-” (2005 prima assoluta Festival Benevento Città Spettacolo), “Vi” (2005 prima assoluta Teatro Gobetti, Teatro Stabile di Torino), “L’uomo più crudele” (2006 anteprima al Piccolo Teatro di Milano, Festival Tramedautore; prima assoluta Sala del Consiglio del Palazzo dei Priori, Viterbo) rappresentati e proposti da alcuni dei maggiori teatri, festival e media italiani ed internazionali. Nella stagione 2001-2002 è stato autore in residenza, con Dejan Dukovski e Roland Schimmelpfennig, della Deutsches Schauspielhaus, il Teatro Nazionale di Amburgo (Germania). Nel 1997 ha fondato il Festival “Quartieri dell’Arte” (di cui è attualmente direttore artistico) per la promozione della drammaturgia contemporanea in Italia e per il recupero di testi antichi poco o mai rappresentati (soprattutto per motivi di censura). Svolge un’ intensa attività di traduttore (ha curato, tra l’altro, le versioni italiane di opere di Tony Kushner, Sarah Kane, Doug Wright, Enda Walsh, Peter Gill, Dennis Kelly), consulente letterario e docente di drammaturgia. Ha ricevuto recentemente un prestigioso incarico di studio e ricerca nell’ambito del progetto MELEZ per Essen Capitale Europea della Cultura per il 2010.

LA CONVERSAZIONE
Atto Unico di Linda Ferri
regia di Carlo Fineschi
con Maria Loana Gloriani e Marco Venienti

La conversazione, prima prova teatrale di Linda Ferri (sceneggiatrice dei film La stanza del figlio di Nanni Moretti e di Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart), è un confronto di una figlia trentacinquenne con la figura del padre morto a 35 anni. La pièce sembra un incontro dei ritmi ipnotici del teatro di Jon Fosse con elementi del realismo fantastico della letteratura e del teatro americani. La paura della donna di una perdita che è già avvenuta (caratteristica anche di molti dei personaggi della Ferri) e le variazioni quasi musicali, imprevedibili, su temi ricorrenti creano tensioni e ogni sorta di suspense, dall’incertezza all’anticipazione, in questa esplorazione delle inquietudini che restano sopite all’ombra della vita quotidiana.
La Ferri compie la sua indagine con leggerezza e delicatezza mantenendo il linguaggio secco, asciutto e allo stesso tempo emozionante.
«Questo testo nasce da un’esperienza rimasta a lungo inconsapevole», dichiara l’autrice, «un’esperienza insieme strana e comune a molti di noi: la vicinanza con le persone che abbiamo amato e che sono scomparse. Negli anni il mio dialogo con loro non si è mai interrotto, un dialogo sui generis che si accendeva nei momenti più inaspettati interferendo con la vita di tutti i giorni: frasi, immagini e pensieri estemporanei e incompiuti, frammenti a volte così impercettibili da venire ignorati o presto accantonati dalla mente. Un giorno ho provato a ricomporli, a mettere in luce il filo nascosto che li univa e mi è parso di scoprire che il cuore della “conversazione” non riguardasse tanto il passato e la memoria, quanto l’attualità, la tensione drammatica del presente e della vita».

Curriculum
di Linda Ferri

I primi vent’anni della sua vita li ha vissuti a Parigi dove si è laureata in scienze politiche.
Ha studiato filosofia prima alla «Columbia University» di New York e poi a Firenze dove si è laureata. Da anni vive a Roma dove lavora come traduttrice e editor di letteratura straniera.
Con Feltrinelli ha pubblicato il romanzo Incantesimi e Il tempo che resta, una raccolta di racconti.
In Francia e in Italia ha inoltre pubblicato quattro albi per bambini di cui è anche l’illustratrice. Per il cinema è stata cosceneggiatrice della Stanza del figlio di Nanni Moretti, di Luce dei miei occhi, de La vita che vorrei di Giuseppe Piccioni e di Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart.

Curricula
Carlo Fineschi

Carlo Fineschi è il regista del “Teatro dell’Urlo” (http://www.urlo.it). Attraverso gli anni il gruppo ha compiuto un lavoro di sperimentazione sia sulla nuove tecniche di comunicazione e pubblicità che sull’alta tecnologia e sulla motion architecture applicata al teatro. Ogni spettacolo del “Teatro dell’Urlo” definisce un nuovo rapporto attore-spettatore, una nuova tipologia di spazio scenico, sia quando ricorre al multimedia che quando ricorre all’impiego di materiali tradizionali. Il ”Teatro dell’Urlo”, inoltre, ha presentato per la prima volta in Italia le opere di alcuni dei maggiori autori internazionali collaborando con i più rappresentativi festival di nuova drammaturgia in Italia.
Tra gli spettacoli più significativi con la regia di Fineschi : Hilda di Marie Ndiaye (autrice in residenza della “Comedie Francaise” di Parigi, premio Unesco Gallimard), Qualcosa nell’aria di Richard Dresser, Quello che è strano, via, testo inedito di Samuel Beckett realizzato con le immagini multimediali di Studio 21, la prima mondiale di Figlio della neve di Lee Hall, autore inglese, sceneggiatore del film Billy Elliott, Notturno di Adam Rapp, Atigone-mdf- di Gian Maria Cervo, Calcedonio e Disturbi di memoria di Manlio Santanelli . Il gruppo ha agito negli ultimi anni in alcuni dei più prestigiosi festival e centri di ricerca teatrali italiani e internazionali.

IL PANE DELL’INVERNO
di Victor Lodato
regia di Marcello Cotugno
con Monica Samassa, Paolo Zuccari, Lino Musella, Bea Boscardi, Jacopo Undari

Il pane dell’inverno di Victor Lodato, talento emergente della drammaturgia americana e sostenuto nella stesura del suo lavoro dalle fondazioni Guggenheim e Rockfeller, è uno dei testi programmati al Festival in prima mondiale.
Il pane dell’inverno è la storia di un giovane ragazzo senza padre estraniato dalla madre e intrappolato in una brutale relazione col fratello maggiore. Il ragazzo ha sviluppato un forte affetto per la domestica che lavora in casa sua. La relazione del ragazzo col fratello si contrappone ai freddi rapporti della domestica con la propria madre e anche al flirt che intrattiene con un uomo difficile.
I personaggi, ognuno in cerca di conforto e calore umano, cominciano a collidere l’uno con l’altro in un crescendo di disperazione e violenza. La disperazione viene amplificata da una sorta di apocalisse ecologica: aria tossica, pioggia acida e uno strano fenomeno solare che lascia i personaggi letteralmente a farsi strada nel buio. Così Lodato dice della sua opera: «abbiamo spesso la sensazione di essere soli anche quando siamo insieme. In un clima del genere ci dimentichiamo del contatto. Il contatto fisico, la vera intimità, diventa quasi un territorio straniero nel quale vaghiamo incerti. Per me questo testo è in definitiva su due persone, in un mondo congelato di intimità fallite che si ritrovano in un inaspettato momento di grazia».
Il pane dell’inverno sarà messo in scena con la regia di Marcello Cotugno che ha diretto quest’anno l’acclamata versione italiana di The Shape of Things di Neil La Bute al “Teatro Eliseo” di Roma.

Curriculum
VICTOR LODATO

Victor Lodato è autore sostenuto e premiato da fondazioni e istituzioni internazionali come la Guggenheim Foundation, la Robert Chesley Foundation, il Kennedy Center Fund for New American Plays, l’Helen Merrill Award, il Guthrie Theater, il Manhattan Theatre Club, la O’Neill Playwrights Conference e lo Humana Festival dell’Actors Theatre of Louisville.
Tra i suoi lavori ricordiamo: Motherhouse, The bread of winter (Il pane dell’inverno), Wildlife , Margo and Zelda , Slay the dragon.
La sua opera 3F, 4F ha ricevuto la prima mondiale al “Magic Theatre” (2005), come anche la sua opera The Eviction (vincitrice del “Premio Roger L. Stevens” nel 2002 al “Kennedy Center Fund for New American Plays”).
The Eviction successivamente è stato prodotto da “Theatre Na Zabradli” a Praga (2005).

Curriculum
MARCELLO COTUGNO

Marcello Cotugno, nato a Napoli nel 1965, ha frequentato i corsi di regia di Guglielmo Guidi all’Accademia d’Arte Drammatica di Napoli, i due atelier di regia con Eimuntas Nekrosius alla Biennale di Venezia e il Workshop on Filmmaking della New York Film Academy.
Aiuto regista di Sergio Castellitto (Manola di Margaret Mazzantini, regia di Sergio Castellitto, con Nancy Brilli e Margaret Mazzantini rappresentato a Roma al “Teatro Parioli” nel 1996), Ricky Tognazzi (Art, di Yasmina Reza, con Giobbe Covatta, Ricky Tognazzi, Paolo Graziosi, nel 1997), Luigi Squarzina (La Guerra di Goldoni rappresentato al “Teatro Stabile del Veneto” nel 1997), Gabriele Lavia (Il giardino dei ciliegi di Cechov con Gabriele Lavia, Monica Guerritore, Giuseppe Cederna, Gianpiero Bianchi nel 1995) debutta nella regia teatrale con Emilie Muller di Yvon Marciano nel 1996.
Tra le sue regie teatrali ricordiamo: L’Uomo dalla Voce Umana di Marcello Cotugno rappresentato al Todi Festival nel 1997; Il diavolo è un asino di Ben Johnson rappresentato al Festival Quartieri dell’Arte nel 1997; Simulazioni di Paolo Zuccari rappresentato al XVIII Festival del Teatro Italiano di Terracina nel 1998; Acqua di Matteo Galiazzo rappresentato al Todi Arte Festival nel 1999; Un incidente di percorso di Franco Cardi rappresentato al XIX Festival del Teatro Italiano di Terracina nel 1999; Anatomia della morte di Marcello Cotugno rappresentato a Roma al “Teatro Argentina” durante Sette spettacoli per un nuovo Teatro italiano per il 2000; Mescal di Alessandro Rossi rappresentato al “Teatro Vittoria” nel 2000; Perversioni sessuali a Chicago di David Mamet con Luca Zingaretti e Valentina Cervi rappresentato al quote Teatro Parioli” di Roma nel 2000; Real Estate di Richard Vincent, in collaborazione col “Centro per la Drammaturgia H” e il “Warehouse Theatre” di Londra, rappresentato al festival Quartieri dell’Arte nel 2001.
È stato, inoltre assistente a Peter Greenaway nel 1997 al “Teatro Politeama” di Napoli in occasione dello spettacolo 100 objects to represent the world, diretto da Guglielmo Guidi. Il suo corto Don’t you need. Somebody to love, realizzato alla New York Film Academy nel 1999, ha ricevuto nel 2001 una menzione speciale al LAIFA (Los Angeles Italian Film Festival).

LA MORTE E LA FANCIULLA IV-JACKIE
di Elfriede Jelinek
Traduzione italiana (sopratitoli) Luigi Reitani e Werner Waas
con Petra Morzè
Scena Bettina Kraus
Costumi Gerlinde Hoeglhammer
Regia di Daniela Kranz
Dramaturgie Andreas Beck

Petra Morzè interpreta Jackie, la quarta parte della raccolta Prinzessinendramen di Elfriede Jelinek, Premio Nobel per la Letteratura nel 2004. Jackie racconta di una vita piena di splendore e di glamour, di smania del potere, di disperazione e di shock. Il monologo della Jelinek si articola in un gioco musicale di voci e controvoci che mettono a nudo le manipolazioni del sistema sul personaggio femminile protagonista. Come afferma la stessa autrice: «Io non lotto contro gli uomini, ma contro il sistema che è sessista. Il sistema che giudica il valore delle donne, il sistema che giudica il valore di una donna attraverso il suo corpo giovane e per come appare e non per quello che fa. Gli uomini vengono definiti per quello che fanno, le donne per come appaiono».
La stanza creata da Bettina Kraus suggerisce una conferenza stampa: un tavolo, una sedia, numerosi microfoni, e più dietro un separé di vetro su cui si vede la trasformazione della Morzè in Jackie. La Morzè legge le tirate della Jelinek, recita a memoria i punti più gravi, importanti e sentiti, mentre si rivolge alla suggeritrice per le parti più formali.

Curriculum
ELFRIEDE JELINEKE

Di padre ebreo e madre ceca, Elfriede Jelinek è nata il 20 ottobre 1946 a Myrzzuschlag (Stiria), nell’Austria meridionale.
Jelinek ha una formazione eclettica ma tutta improntata all’arte: studia composizione al conservatorio musicale di Vienna e dopo il diploma nel 1964 segue all’università i corsi di teatro e di storia dell’arte. Non abbandona, però, la musica e nel 1971 si diploma in organo. Elfriede Jelinek è uno degli autori contemporanei più vicini all’antico teatro viennese che ha inscenato per primo alcune delle più celebri opere di Mozart e che è stato la casa di alcuni dei più importanti autori di lingua tedesca della storia della letteratura. Sono tuttavia i suoi scritti a darle il successo.
Con le pièces Cosa succede quando Nora lascia suo marito del 1982 e Sportstuck del 1998 la caratteristica più evidente della sua evoluzione stilistica risiede nella forza verbale che conferma il suo talento di drammaturga nel solco della grande tradizione della satira viennese.
Dopo aver condiviso i movimenti studenteschi che prevalevano nell’Europa degli anni settanta, la sua scrittura assume un atteggiamento più critico con l’uscita del romanzo satirico Wit sind lock vogel, Baby! del 1970.
Tra i suoi lavori successivi ricordiamo La voglia del 1990 e La pianista del 1988, il romanzo più noto al grande pubblico da cui nel 2001 nasce l’adattamento cinematografico di Michael Haneke e l’interpretazione di Isabelle Huppert.
Nel 2004 ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura. La motivazione cita «il flusso melodico di voci e controvoci in romanzi e testi teatrali, che con estremo gusto linguistico rivelano l’assurdità dei cliché sociali e il loro potere». L’Accademia Svedese prosegue spiegando che «i suoi scritti affondano le loro radici nella lunga tradizione austriaca, caratterizzata dalla lingua sofisticata e dalla critica di stampo sociale».
Tra i modelli di Jelinek troviamo scrittori quali Johann Nepomuk Nestroy, Karl Kraus,
Odon von Horvath, Elias Canetti, Thomas Bernhard e il Gruppo di Vienna. Tra i più importanti riconoscimenti ricevuti da Jelinek è fondamentale il “Premio Heinrich Heine”, della città di Düsseldorf: un premio di cui sono stati precedentemente insigniti Max Fisch, Wolf Biermann e Hans Magnus Enzensberger.

Il Burgtheater
Fondato nel 1741 il Burgtheater è la seconda istituzione teatrale per longevità al mondo. Nell’arco della sua lunga storia ha prodotto le prime rappresentazioni assolute di compositori come Mozart, Cimarosa, Boccherini e Gluck e ha presentato in prima mondiale i lavori dei maggiori drammaturghi di lingua tedesca tra cui Arthur Schnitzler, Peter Turrini, Thomas Bernhard e ancora più recentemente il Premio Nobel Elfriede Jelinek, Roland Schimmelpfennig, Igor Bauersina, Renè Pollesch.
Il Burgtheater è il Teatro Nazionale austriaco ed è finanziato direttamente dalla costituzione. Nel suo ensemble ospita attori come Klaus Maria Brandauer, Angela Winkler, Tobias Moretti e Bruno Ganz. Gli allestimenti negli anni più recenti sono stati firmati da registi come Michael Haneke (autore della nota versione cinematografica del romanzo della Jelinek La pianista), Martin Kusej, Luc Bondy, Andrea Breth, Falk Richter.

L’UOMO PIEGATO
di Antonio Negri
regia di Pierpaolo Sepe
con
Max Malatesta, Fabrizio Ferracane, Xhilda Lapardhaja, Adriano Saleri, Massimo Vinti

Il Festival ospita il 19 settembre la prima mondiale de L’ uomo piegato di Antonio Negri, figura leggendaria nella storia culturale italiana, autore, con Michael Hardt, di Impero una delle più acute analisi della società globale. Si tratta di un saggio oggetto di dibattito e che ha suscitato negli ultimi anni grande fermento in tutte le università del mondo «da San Paolo a Tokyo» per usare l’espressione del New York Times.
L’uomo piegato è ambientato nel periodo della resistenza: «è questa la storia di un uomo che, davanti ai fascismi sempre risorgenti, si piega per non spezzarsi. Dall’indignazione, dalla resistenza e dal rifiuto spesso nascono le passioni più gioiose» dice lo stesso Negri.

Biografia
ANTONIO NEGRI

Antonio (Toni) Negri, nato a Padova nel 1933, è stato uno dei soci fondatori di “Potere Operaio” e, successivamente, del gruppo “Autonomia”. Ha lavorato al fianco di molti altri autonomisti famosi, studenti e femministe degli anni sessanta e settanta, inclusi Raniero Panzieri, Mario Tronti, Sergio Bologna, Romano Alquati, Mariarosa Dalla Costa e François Berardi. Inoltre ha scritto per Futur Antérieur con persone del calibro di Paolo Virno.
Meglio conosciuto come il coautore, con Michael Hardt, di Impero, Negri è libero (ma non gli è permesso di prendere parte alle elezioni, né di insegnare) dalla primavera del 2003, dopo aver trascorso un periodo in carcere per propositi criminosi, con l’accusa che egli e i suoi scritti fossero «moralmente colpevoli» in atti di violenza che erano causati dal suo sostegno all’insurrezione armata contro lo stato italiano durante gli anni sessanta e settanta.
Nel 1997 Negri è ritornato volontariamente da un esilio di quattordici anni in Francia, dopo essere stato eletto nel 1983 al corpo legislativo mentre veniva imprigionato e poi rilasciato per immunità parlamentare.
Le sue opere prolifiche, iconoclastiche, cosmopolite, altamente originali e spesso di densa e difficile filosofia tentano di attuare una critica nei confronti della maggior parte dei principali movimenti intellettuali degli ultimi cinquant’anni, in difesa di una nuova analisi marxista del capitalismo. La polemica tesi di Impero, secondo la quale la globalizzazione e l’informatizzazione dei mercati mondiali a partire dalla fine degli anni sessanta hanno prodotto uno sviluppo storico mai visto prima – ciò che egli chiama «la vera sottomissione dell’esistenza sociale per opera del capitale» – tocca in maniera piuttosto diretta un numero di temi collegati alla società dell’informazione, alla network economy e alla globalizzazione che forse possono spiegare il grado relativamente alto di interesse che hanno attratto quando il libro è stato pubblicato nel 2000.
Impero, che come sottotitolo recita Il nuovo ordine della globalizzazione, è diventato sempre più influente col passare degli anni e ha ispirato molti progetti in tutto il mondo. Alcuni di questi includono i no-borders, Libre Society, KEIN.ORG, NEURO-Networking Europe, D-A-S-H e molti altri.
Il seguito di Impero, Moltitudine, è stato pubblicato nell’agosto 2004; in esso, Negri recupera molti punti trattati soprattutto quando s’era accostato al pensiero di Spinoza (L’anomalia selvaggia, 1991; Spinoza sovversivo, 1992; Democrazia ed eternità in Spinoza, 1995).

Curriculum
PIERPAOLO SEPE

Nato a Napoli il 18 Aprile 1967. Nel 1989 si trasferisce a Roma dove attualmente risiede. Nel 1997 comincia una collaborazione artistica con il “Teatro Nuovo” di Napoli. Nel 1998 fonda il gruppo teatrale “La controriforma”. Ha collaborato con Giancarlo Sepe, Mario Martone, Pappi Corsicato, Piero Maccarinelli in veste di aiuto regista. Alcuni dei suoi spettacoli sono stati rappresentati al “Teatro Eliseo”, “Teatro Vascello”, “Teatro dell’Angelo”, “Teatro Spazio Zero”, “Teatro Colosseo” a Roma, “Teatro Mercadante”, “Teatro Nuovo”, “Galleria Toledo” di Napoli, “Teatro Rendano” di Cosenza.
Tra le sue regie teatrali ricordiamo: L’angelo sterminatore da L. Bunuel; Notturno di donna con ospiti di A. Ruccello; Blues di T. Williams; Il calapranzi e Victoria Station di H. Pinter; Frammenti di un malinteso da A. Camus; Le coefore di Eschilo; Antigone di Sofocle; Filottete di H. Muller; Finale di partita di S. Beckett; Non avere paura mai – studio sulla drammaturgia contemporanea britannica – autori vari; Chi è quell’uomo insanguinato di P. Zuccai; Entrate di Alberto Bassetti; Per un pezzo di pane di Rainer Werner Fassbinder; Il soldato americano di Rainer Werner Fassbinder; La fine del Titanic di Hans Magnus Enzensberger; Scartate le caramelle, atti unici di Doug Wright.

LA GABBIA
di Alberto Bassetti
regia di Alberto Bassetti
con Lorenzo Lavia e Fabrizio Parenti

La Gabbia nasce dall’urgenza di indagare la nostra attualità attraverso l’insicurezza e l’insoddisfazione non di un emarginato, ma di una persona apparentemente realizzata che si trova in una situazione di costrizione che potrebbe esserle fatale. Un temporale sta inondando la città, un Uomo è prigioniero nel proprio ascensore, bloccato dal black out. Nella villa non rientrerà nessuno, per giorni: la sua famiglia è in vacanza, ed egli stesso era sul punto di partire per un viaggio (almeno ufficialmente) di lavoro. Madido di pioggia, armato solo di una torcia elettrica, appare inaspettatamente un Altro uomo. Dopo vari tentativi, l’Altro si rivela impossibilitato dal dare un concreto aiuto all’Uomo prigioniero. Almeno, finché non torni la luce. Si instaura gradualmente tra i due un rapporto sottile, teso ed ambiguo: specie quando l’Altro si rivela a conoscenza di tanta parte della vita dell’Uomo. Anche la più lontana, recondita, segreta… Forse sta scoprendo queste cose semplicemente rovistandogli la casa, leggendo i suoi diari, lettere, poesie. Oppure, quelle cose, l’Altro le sapeva già… Un inquietante amalgama di dramma, ironia, sogno, illumina il mondo interiore di due uomini, così diversi, così simili…. Ma il finale, lucida invettiva sulla condizione umana ed ancor più sul vivere contemporaneo, pur chiarendo tutto dal punto di vista della logicità, lascerà aperte diverse strade. Il dubbio, che resta nell’animo di ciascuno di noi. L’idea della commedia è nata dall’incontro con un attore, Andrea Giordana, che mi ha parlato del suo problema legato alla claustrofobia. Il comune interesse per la psicoanalisi ha portato i nostri discorsi a focalizzarsi verso questa immagine dura, icastica, che già all’aprirsi del sipario ci coglie in tutta la sua drammatica quotidianità. Un percorso affascinante che ribadisce in me l’idea che il teatro debba essere la sintesi di forti e sentite esperienze personali, culturali, sociali: sempre, però, verificate dalla carnalità, dalla sintonia con l’attore e (è bene sottolinearlo) con lo spettatore.

Curriculum
ALBERTO BASSETTI

Alberto Bassetti nasce a Roma il quattro agosto 1955. Si laurea in Lettere e Filosofia nel 1979 e dieci anni dopo esordisce in teatro con il testo Il segreto della vita di cui cura anche la regia. Riceve molti premi della critica, tra cui due premi dell’Istituto del Dramma Italiano: nel 1990 per La tana (anche Maschera d’Oro e Medaglia alla regia per l’allestimento curato da Antonio Calenda) e nel 1995 per La Gabbia (messo in scena da Cherif nel 2001).
Ha lavorato con molti dei maggiori registi e interpreti del nostro teatro.
Tra i suoi testi andati in scena ricordiamo: Scandalo con Gabriele Ferzetti e Il ventre con Isabel Russinova, ambedue diretti da Francesco Branchetti; Harem con Giuseppe Pambieri, regia di Giorgio Albertazzi; El cau, versione catalana de La tana presentata con regia di Joan Rieira al Festival Grec di Barcellona nel 1997, testo nuovamente prodotto dal “Centro Teatrale Bresciano” con regia di Tatiana Olear; Venditori di anime diretto in successive edizioni da lui stesso per il “Dramma Nazionale” di Fiume, in Croazia, poi da Marco Maltauro con Enrica Bonaccorti e Giancarlo Zanetti, e ancora da Pierpaolo Sepe in una produzione del “Teatro di Roma” con Jitka Frantova, Luigi Maria Burruano e Max Malatesta, spettacolo ospitato anche dal “Teatro Nazionale” di Praga che attualmente ne propone in repertorio una propria versione in lingua ceca, diretta da Michal Docekal.
Tra i testi più recenti ricordiamo: Ferro e cuore, monologo su Eleonora d’Arborea con Isabel Russinova diretta da Manuel Giliberti; Questo è un racconto, col percussionista senegalese Ismaila ‘Mbaie.
Ha curato, inoltre, diversi adattamenti: Senilità da Svevo per Roberto Herlitzka; Requiem da Tabucchi con regia di Teresa Pedroni; Rudens da Plauto (autore su cui aveva già lavorato nel Plautus diretto da Calenda, tutto in lingua latina) per Flavio Bucci; Il caso Sofri da Luigi di Majo e Annalisa Scafi per Piera Degli Esposti e Gabriele Ferzetti.
Dirige con Gian Maria Cervo il Festival Quartieri dell’Arte, curando il progetto Intertext in collaborazione col “National Theatre” di Londra, “Burgteather” di Vienna e “MEEC” di Parigi. È direttore per le Edizioni Interculturali della collana Boccascena dove ha già pubblicato autori come Tony Kushner, Jon Fosse, Angelo Longoni e Sonia Antinori. Nel 2004 ha girato il suo primo film dal suo testo (Premio Giuseppe Fava 1995) Sopra e sotto il Ponte, con Graziano Piazza, Isabel Russinova, Lorenzo De Angelis e gli esordienti Davide Rossi, Clio Bassetti e Ismaila ‘Mbaje, che ha debuttato al “Festival du cinema du monde” di Montreal nel settembre 2005.

LASCIALA SANGUINARE
di Benjamin Galemiri
traduzione Teresa Cirillo
regia di Michela Andreozzi e Antonio Spadaro
con Vanni Bramati, Martino Duane, Marta Iacopini, Patricia Rivadeneira, Anna Teresa Rossini
luci Antonio Spadaro

Lasciala sanguinare è un’opera dell’autore cileno Benjamin Galemiri, testo peraltro ricco di riferimenti cinematografici.
Galemiri presenta una scrittura tesa a indagare i rapporti tra potere e parola per far cadere ogni maschera di ipocrisia e per rivelare che, come dice uno dei suoi personaggi “siamo in questo mondo per soddisfare i nostri desideri politici e sessuali”. L’autore, con la sua opera, offre al teatro visioni acute di sorprendente attualità sull’uomo e la società contemporanea. Si tratta, infatti, di un testo che descrive e denuncia la doppiezza della condotta umana e sociale attraverso il ricorso alla commedia e all’ironia, senza mai escludere la concezione tragica della vita.
Estratti di Lasciala sanguinare nella traduzione italiana di Teresa Cirillo, sono stati presentati al Festival Quartieri dell’Arte 2005 da una nutrita schiera di attori, registi e scrittori. Galemiri oggi è oggetto dell’ attenzione di registi di fama internazionale (come Raul Ruiz) e di alcune delle maggiori istituzioni teatrali europee che promuovono la nuova drammaturgia.

Curriculum
BENJAMIN GALEMIRI

Benjamin Galemiri, drammaturgo e cineasta cileno di origine giudeo sefardita, è autore che gode di grande prestigio in Cile. Ha scritto opere teatrali che gli hanno dato rilievo internazionale e con cui ha vinto numerosi premi letterari e teatrali. Tra le sue opere ricordiamo i drammi satirici Mil años de perdón, El Lujurioso sol del verano, Ese Discreto Ego Culpable, Los desastres del amor, Infamante Electra, e poi ricordiamo El coordinado, El seductor, Un dulce aire canalla, El cielo falso, Edipo asesor.
Risale al 2006 la traduzione de Il Tartufo di Moliere, l’adattamento teatrale della novella di Kafka Il processo, la versione personale del classico Fuente Ovejuna di Lope de Vega.
Nella sua drammaturgia ama affrontare, con grande umorismo, le contraddizioni dell’uomo contemporaneo, l’eterna lotta tra i sessi, l’erotismo, la religione, esplorando i limiti del potere della parola. I suoi lavori sono stati tradotti e pubblicati in varie lingue e rappresentati nei teatri del Cile, dell’America Latina, degli Stati Uniti e dell’Europa.
Per la forza e l’originalità dei suoi temi e lo stile di scrittura Galemiri viene considerato il maggiore autore cileno degli anni novanta.

Curriculum
Michela Andreozzi

Michela Andreozzi ha frequentato il seminario di Scrittura Creativa per la Fiction Tv presso la Scuola Holden di Torino e si è laureata in Lettere e Filosofia al Dams dell’ Università Roma 3.E’ tra i protagonisti de “La Squadra” VIII (Rai3), presente sin dalla V^ serie (2006) e ha sceneggiato una serie tv comedy per la Endemol (2004). In televisione ha lavorato in coppia con Francesca Zanni nel duo comico “Gretel & Gretel” dal 1996 al 2002 mentre per il teatro ha scritto “Rosaspina” con Giulia Ricciardi, Elda Alvigini e Marta Iacopini e interpretato “Doppiacoppia” di Max Tortora e Paola Tiziana Cruciani, “Dramma della gelosia” di Scola, Age e Scarpelli, regia di Gigi Proietti, “Senz’Acqua, cibo e sesso” di e con Giampaolo Morelli, regia di Luigi Russo

Curriculum
Antonio Spadaro

Antonio Spadaro ha lavorato come attore con i registi Cristina Pezzoli (“Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo), Enrico Maria Lamanna (“Corpus Christi” di Terrence McNally), Roberto Guicciardini (“Tito Andronico” di William Shakespeare con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini), Memè Perlini (“Il postino di Neruda” di Antonio Skarmeta), Pietro Bontempo (“Una lingua segreta” di Chay Yew al Festival “Quartieri dell’Arte” 2004), Giuseppe Bertolucci (“Sguardi”). E’ stato assistente alla regia di Piero Maccarinelli per “4.48 Psychosis” di Sarah Kane con Giovanna Mezzogiorno e di Jerome Savary per “Irma la dolce”. In televisione ha preso parte a vari episodi del telefilm “La squadra”

PERICLE, PRINCIPE DI TIRO
di William Shakespeare
con inserti da Goffredo da Viterbo e John Gower
regia di Riccardo Reim

Nella politica di ricerca innovativa e recupero della tradizione dimenticata del Festival si inserisce la messa in scena del Pericle, principe di Tiro di William Shakespeare la cui principale fonte indiretta è il Pantheon, poema di Goffredo da Viterbo.

Goffredo da Viterbo
Goffredo da Viterbo è un monaco semisconosciuto vissuto nel XII secolo nel capoluogo della Tuscia, riscoperto da Quartieri dell’Arte come fonte scespiriana; della sua opera si potranno ascoltare alcuni frammenti nell’allestimento proposto al Festival.

John Gower
John Gower nacque forse a Londra nel 1330 (morì a Southwark nel 1408). Scrisse in inglese il poema Confessione di un amante (Confessio amantis, 1390). Di carattere narrativo-allegorico, espone in termini teologici, l’arte dell’amor cortese. La sua opera vuol essere una sintesi del sapere contemporaneo. Suo è anche il poema in anglo-normanno Specchio dell’uomo (Mirour de l’omme, di cui esiste anche un titolo latino: Speculum meditantis), vivace specchio della società contemporanea. In latino scrisse Voce che chiama (Vox clamantis, 1382), che narra la rivolta contadina di Wat Tyler avvenuta nel 1381.

Curriculum
Riccardo Reim

Riccardo Reim è nato a Roma nel 1953. Scrittore e regista, ha pubblicato numerosi libri di teatro, saggistica e narrativa, tra cui: Pratiche innominabili, Lettere libertine, Nero per signora, L’Italia dei misteri, Il corpo della poesia, Controcanto e, con la Newton Compton, Da uno spiraglio. Le sue messe in scena spaziano dalla rilettura dei classici alla riscoperta di testi antichi poco rappresentati, alla drammaturgia contemporanea. Per il Festival “Quartieri dell’ Arte”ha curato già nel 2004 e nel 2005 progetti relativi alla riscoperta di testi e autori antichi

DAL NASO AL CIELO
una novella di Luigi Pirandello
reading a cura di Maria Rosaria Omaggio

Dal naso al cielo (1925) è una novella che, tra ironia e drammatici colpi di scena a effetto, sceneggia il contrasto positivismo/spiritualismo, a danno dell’ottusa pervicacia della scienza positiva ponendo l’attenzione all’irrazionale e all’inconscio.
La novella è parte integrante della raccolta Novelle per un anno.
Pirandello cominciò a raccogliere in volume le novelle nel 1922; in esse lo sguardo penetrante dello scrittore agrigentino si annida nel grigiore della normalità, nell’esistenza quotidiana, squarcia le cortine del perbenismo, frantuma le rigide maschere che nascondono i veri, incerti lineamenti, si muove in una varietà multiforme di ambienti, sonda le profondità della psiche, incrina le false certezze. E libero, imprevedibile come la vita, mosso dal suo particolare umorismo, trascrive, senza aderire a moduli esterni, la sofferenza dell’individuo destituito di ogni orgoglio, in conflitto con se stesso e con gli altri, disorientato da una sorte sempre mutevole.
Le novelle di Pirandello raccolte nel volume sono: Scialle nero, La vita nuda, La rallegrata, L’uomo solo, La mosca, In silenzio, Tutt’e tre, Dal naso al cielo, Donna Mimma, Il vecchio Dio, La giara, Il viaggio, Candelora, Berecche e la guerra, Una giornata.

Curriculum
MARIA ROSARIA OMAGGIO

Maria Rosaria Omaggio, attrice poliedrica, ha fatto ingresso nel mondo dello spettacolo ancora giovanissima.
Tra le sue interpretazioni per il teatro ricordiamo: La Schiava d’Oriente di Carlo Goldoni, La Santa sulla Scopa scritta e diretta da Luigi Magni, La Moglie di Claudio di Dumas, II Segno di Jacopone, Grazia e Maria, il monologo di Filumena Marturano diretta da Enrico Maria La Manna, Shakespeare Horror Show-Enrico V, Otello, Romeo e Giulietta di C. Boccaccini (per il quale ha ricevuto il Premio Randone 2000), Sotto Banco di Domenico Starnone, Gin and Tonic commedia scritta e diretta da Silvano Spada, Butterfly and Parriots al “Teatro dell’Opera” di Roma, Le Donne, i Cavalier, l’Arme… io Canto per la regia di Paolo Todisco, La Venexiana per la regia di Beppe Arena, Fedra di L.A. Seneca.
Per il cinema ricordiamo Roma a Mano Armata, Squadra Antiscippo, La Lozana Andalusa di Vicente Escriva, due pellicole in valenciano, Culo e Camicia, Era una Notte Buia e Tempestosa, Rimini Rimini l’Anno Dopo, II Generale, Adventures of Hercules, Incubo sulla Città, Il Triangolo a Quattro Lati, Occhio Nero, Occhio Biondo, Occhio Felino …, il corto Un’Altra Lei.
Maria Rosaria Omaggio è, anche, un’appassionata studiosa di antropologia; ha pubblicato Viaggio nell’Incredibile (saggio con il quale ha vinto il “Premio letterario Fregene”), L’energia trasparente – Curarsi con cristalli, pietre preziose e metalli, C’era una volta, c’è sempre e ci sarà ancora (“Premio Chiantino 1999”), Il linguaggio dei gioielli – Il significato nascosto e ritrovato dell’eterna arte dell’ornamento dalla A alla Z.

HEALING/CURANDO
di John Bock e Jochen Dehn
regia di Jochen Dehn

Lo spettacolo si basa sui temi della spedizione e della conquista e ha per palcoscenico una piscina termale (sia sopra che sotto il livello dell’acqua) nella quale il pubblico potrà nuotare assieme agli attori.
Come dice lo stesso Jochen Dehn in una sua recente dichiarazione: «Non vinceremo contro l’acqua, avremo le nostre telecamere puntate contro virus, lotteremo, faremo delle foto delle aree che intendiamo invadere, annientare. Qualcosa del genere. Saremo Brent Sattler. Ma saremo un po’ più astratti della politica o del telegiornale». Sugli aspetti tecnici così afferma: «la sfida sarà creare i pesi necessari, tenere sott’acqua le bolle d’aria fatte di non so quale materiale, John pensa di fiberglass».

Curriculum
JOHN BOCK

John Bock è nato a Gribbohm nel 1965, vive e lavora a Berlino.
Bock è uno dei maggiori artisti visivi tedeschi che si è fatto notare per i suoi spettacoli innovativi in alcune delle più prestigiose istituzioni culturali in Germania e in Europa.
Numerose sono, infatti, le istituzioni che gli hanno dedicato mostre personali tra le quali il “Museum of Modern Art” di New York, il “Kunstwerke” di Berlino, la “Kunsthalle” di Basilea, la “Secession” di Vienna e l’”ICA” di Londra. Ha partecipato con le sue performance, le sue sculture e i suoi film alle più importanti rassegne d’arte contemporanea internazionali tra le quali due edizioni della “Biennale” di Venezia, “Manifesta 5” a San Sebastian, la “Triennale” di Yokohama e l’ultima edizione della “Documenta” di Kassel.

Curriculum
JOCHEN DEHN

Il regista Jochen Dehn (giovane talento già ospite di Qda nel 2002), nato nel 1968, vive e lavora tra Parigi e Amburgo.
Tra i suoi lavori ricordiamo: Rikolonisation; Lezione e Possessione; Gott ist nivea (Dio è nivea) in collaborazione con Monika Gintersdorfer, Knut Klassen e Jelka Plate; Zerohero in collaborazione con John Bock e Thomas Loibl (versione per la 51° Biennale di Venezia, sezione arte); Ich bin du als explosion (Sono te come esplosione), pezzo teatrale per due attori e due costumi di velcro nel benzinaio Orlen, Baumeisterstrasse, Amburgo, con Laura Bombonato e Volker Muthmann; Wie man monster macht und wieso man sie braucht (Come i mostri si costruiscono e perché se ne ha bisogno), pezzo teatrale basato sui racconti della conquista e il romanzo Lolita, con Iris Minich in collaborazione con Christin Vahl e Sonni Frankello (Kampnagel, Internationale Kulturfabrik a Amburgo).

MORTIMER HIS FALL
frammento di Ben Jonson
diretto e interpretato da Christian Rainer

Il frammento Mortimer, His Fall doveva essere la risposta del drammaturgo giacomiano Ben Jonson all’Edoardo II di Marlowe. Si tratta della prima rappresentazione assoluta del frammento proposto in una performance installazione dell’artista austriaco Christian Rainer. Tale rappresentazione fa parte del progetto ispirato a temi marloviani, una celebrazione del Festival del genio di Christopher Marlowe di cui “Quartieri dell’Arte” ha proposto l’opera completa nell’arco di varie edizioni.

BERLINO NON È TUA
di Alejandro Moreno
reading a cura di Carla Chiarelli

Carla Chiarelli protagonista dei film “Le Nuvole sotto il cuscino” di Accialini , “Giulia in ottobre” di Soldini e interprete per prestigiosi registi teatrali come Massimo Castri, Cesare Lievi, Werner Waas, incontra la scrittura passionale, dai toni almodovariani di Alejandro Moreno.

IL TEMPIO DEL POPOLO
di Malcolm McKay
traduzione di Francesco Salerno
regia dell’ autore
con
Eva Allenbach, Antonella Britti, Carla Buttarazzi, Luigi Campi, Stefano Cataffo, Bianca Ciocca, Carola Clavarino, Davide Donatiello. Lidia Giordano, Gianluca Iumiento, Daniele Monterosi, Nicola Nocella, Nathalie Rapti, Tommaso Spinelli, Ludovico Vitrano

Il regista e sceneggiatore Malcolm McKay arriva al Festival per dirigere la prima mondiale della sua opera Il Tempio del Popolo il 9 ottobre in una collaborazione tra il Festival, il CSC Scuola Nazionale di Cinema diretta da Giancarlo Giannini e il prestigioso Royal Exchange Theatre di Manchester.
La vicenda al centro della pièce è quella della setta che guidata da Jim Jones commise suicidio di massa in Guyana nel 1978.

INTERVISTA A MALCOLM MCKAY
Malcom McKay al Centro Sperimentale di Cinematografia
“Il tempio del popolo” è un’opera che rappresenta un fatto di cronaca terrificante, un suicidio di massa accaduto nel 1978, come nasce in lei l’idea di questo lavoro?
Il suicidio fu registrato nel momento in cui stava accadendo, ho letto la trascrizione ed ho ottenuto la cassetta. Quando l’ascolti ti rendi conto che 900 persone si stanno uccidendo e in quel momento uccidono anche i loro bambini, è veramente scioccante. Come scrittore ho voluto conoscere il perché, ho fatto ricerche poi ho scritto la drammaturgia pensando di realizzarla con i 26 studenti del Royal Academy of Dramatic Art di Londra.
Perché ha scelto allievi della scuola e non attori professionisti ?
Perché ero il direttore della RADA e volevo far lavorare gli studenti su quest’opera
Perché ha accettato di rappresentare in Italia quest’opera e con gli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia?
Amo l’Italia, ho da dieci anni una casa in Umbria e non avevo mai lavorato prima a Roma, non conoscevo il Centro Sperimentale e sono felice di essere qui.
Cosa si aspetta dagli allievi del Centro Sperimentale che si troveranno ad affrontare questo lavoro così importante per il suo significato ma anche perché dovranno affrontare una prima mondiale
Mi aspetto una recitazione veritiera perché hanno una responsabilità, 900 persone sono morte davvero e loro dovranno provare a dire la verità su quello che è accaduto
Come li aiuterà a capire ?
Ascolteranno la registrazione, parleranno, ho provveduto a fargli avere il >testo e dei documenti che ho raccolto. >

Curriculum
MALCOM MCKAY

Malcolm McKay nella sua carriera di regista e autore ha lavorato con attori come Kenneth Branagh e Jonathan Rhys Meyers, il protagonista di Match Point di Woody Allen.
Tra le sue regie teatrali ricordiamo Pantagleize di Michel de Ghelderode; Public Enemy di Kenneth Branagh; Tis pity she’s a whore di Ford; Summit conference di MacDonald; Indians di Arthur Kopit.
Come autore e regista ricordiamo: Airbase, Renaissance, il workshop The people temple.
Tra i suoi film ricordiamo Gormenghast, come sceneggiatore, con Jonathan Rhys Meyers e Christopher Lee protagonisti e Maria’s Child, come regista, con Fiona Shaw.

STORIE DI ORDINARIA FOLLIA
di Petr Zelenka
regia di Juan Diego Puerta
Francesca Antonucci, Francesco Brandi, Francesco Calabrese, Francesco Grifoni, Serena Iansiti, Giovanni Morassutti, David Pietroni, Ugo Piva, Valeria Romanelli, Maria Sand, Laura Sinceri, Riccardo Sinibaldi, Livia Taruffi, Marco Tempera, Veronica Visentin

Storie di ordinaria follia di Petr Zelenka è la storia del trentacinquenne Peter, impiegato all’ufficio spedizioni dell’aeroporto, che cerca di dominare il mondo intorno a sé, riconquistare la sua fidanzata Jana che lo ha lasciato a causa della sua anormalità, sopravvivere alle visite ai suoi genitori, non diventare pazzo per i folli metodi di soddisfazione del suo amico Midge, abituarsi ai suoi strani vicini che scrutano insistentemente le persone, accettare il fatto che al suo capo piacciano i ragazzini, abituarsi al disordine che regna nella sua stanza… Alla fine c’è solo una soluzione: rinchiudere se stesso in una scatola e spedirla il più lontano possibile. Un intreccio di storie d’amore e rapporti familiari dal quale ne viene fuori che la vita è uno schifo e l’amore è una chimera.

Intervista a Juan Diego Puerta regista di “ Storie di ordinaria follia”
Un giovane regista che dirige un’opera di un altrettanto giovane autore, quanto c’è di tuo e quanto di Zelenka in questo spettacolo?
Leggendo il testo non avevo ben chiaro cosa volesse dire Zelenka, il mio metodo è quello di lavorare con gli attori mettendo in discussione il testo. I primi giorni è stato importante scoprire i ragazzi, le loro emozioni, le loro energie, gli spazi, ho poi avvicinato a loro il testo assegnando i ruoli. Il testo è un pretesto, voglio farli giocare, ricostruire le intenzioni dando a loro stessi la possibilità di dare il proprio significato.
Non c’è il rischio di scrivere un’altra storia?
Il testo lo consente, ci dà la possibilità di costruire una storia parallela tanto che gli attori possono creare delle microazioni o relazioni attraverso il loro immaginario.
Come stai preparando il gruppo di attori del Centro Sperimentale di Cinematografia che interpreteranno i vari personaggi di “Storie di ordinaria follia”?
Quando li ho incontrati ho sentito che c’erano tensioni che dall’interno di ciascuno si estendevano poi al gruppo, ho cercato di interrompere tutto questo facendogli uscire cose non dette, ho lavorato sulla parte umana, ricreando una sinergia di gruppo. Sono ragazzi molto percettivi, dopo tanta fatica stiamo arrivando ad una grande apertura. Hanno capito il processo di lavoro, stanno rivalutando se stessi e che possono scoprire insieme nuove strade. Non mi interessa il risultato finale ma il processo di crescita, desidero lasciargli qualcosa per farli crescere.
Sto cercando di trasmettere che non c’è un punto di arrivo. Li ho messi nella condizione di non fissarsi su un personaggio perché in qualsiasi momento possono cambiare ruolo, ognuno di loro non deve soltanto imparare la propria battuta ma anche quelle degli altri, nelle varie rappresentazioni devono essere in grado di cambiare ruolo.
Al Piccolo Teatro di Milano è prevista una lettura del testo e a Viterbo la messa in scena, saranno due eventi distinti?
Al Piccolo di Milano gli attori dovevano soltanto leggere ma adesso sta diventando un misto tra azione e testo, gli attori non leggono passivamente iniziano ad agire, lentamente si avvicinano al personaggio, quello di Milano lo considero un punto di partenza per la messa in scena che avverrà a Viterbo a ottobre prossimo.

Curriculum
PETR ZELENKA

Petr Zelenka è nato a Praga nel 1967.
Autore e regista cinematografico, si diploma nel 1991 in drammaturgia e sceneggiatura alla FAMU di Praga.
Ha cominciato a lavorare al Brandon Studios come drammaturgo. Nel 1990 lavora al Barrandov Film Studios e collabora con la BBC per il documentario Czech Mate; nel 1996 debutta con il primo lungometraggio Mnága-Happy End con il quale ottiene numerosi riconoscimenti internazionali. Knofl’kári, di cui è regista e sceneggiatore, è il suo secondo film; uscito nel 1997, è divenuto ben presto film di culto in Cecoslovacchia ed è stato pluripremiato all’estero in numerosi festival. Rok ìábla (2002), il suo ultimo film, ha vinto il premio come miglior Film nel Concorso Lungometraggi all’ultima edizione di “Alpe Adria Cinema”.

JUAN DIEGO PUERTA LOPEZ, Regista e coreografo. Nasce a Medellín, Colombia. Studia nel suo paese teatro alla “Escuela Popular de Artes de Medellín” e danza contemporanea alla “Academia Superior de Artes de Bogotá”. Dal 1992 al 1994 fa parte dell’organico della compagnia EX-FANFARRIA TEATRO, fondata da Jose Manuel Freidel, una delle più rappresentative del teatro d’avanguardia in Colombia. Nel 1996 si trasferisce a Roma. Frequenta il seminario di teatro presso “L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico”.
Dal 1999 inizia un proprio percorso di ricerca coreografica e teatrale mettendo in scena gli spettacoli: “Onoff” (1999), “Pretexto” (2001), “Phrenetic”(2003), “Domestika” (2004), “Carne” (2005). Con i suoi spettacoli è stato invitato a numerosi festival nazionali e internazionali.

RECITANDO LA VITTIMA
dei fratelli Presnyakov
regia di Francesca Staasch
con Celeste Brancato, Gianantonio Martinoni, Paolo Summaria – aiutoregia Sara Rosato

Per esorcizzare la sua paura della morte Valja svolge un lavoro insolito: recita la parte della vittima, da qui il titolo del testo, nelle ricostruzioni della scena dei delitti allestite dalla polizia in una non precisata cittadina russa. Ma Valja nutre anche sentimenti da novello Amleto, odia infatti la madre e lo zio (con cui la madre ha una relazione), che ritiene responsabili dell’avvelenamento e della morte del padre. La squadra che cura la messa in scena dei vari delitti è formata da un capitano annoiato, dalla sua bella aiutante dedita alle riprese con la telecamera e da un giovane sergente. Spinto in parte dalla meschinità degli assassini di cui è in qualche modo protagonista e approfittando delle conoscenze acquisite nel corso delle sue “morti” quotidiane, Valja escogita e porta a compimento la sua personale vendetta.

Curriculum
FRATELLI PRESNYAKOV

I Fratelli Oleg e Vladimir Presnjakov nascono l’uno nel 1969, l’altro nel 1974 a Ekaterinburg, nella Siberia Centrale e risultano tra i più popolari autori russi. Hanno scritto diversi testi teatrali insieme fra cui Europa-Asia (2000), Spiriti prigionieri (2002) e Terrorismo (2002) che entra nella triade dei migliori testi premiati da uno dei concorsi indetti dal Ministero della Cultura e dal “Teatro d’Arte” di Mosca.
Terrorismo viene portato in scena da Kirill Serebrennikov nello stesso “Teatro d’Arte” e al “Royal Court” nel 2003 da Ramin Gray. Tra i testi più singolari dei giovanissimi fratelli Presnjakov vi è senza dubbio Recitare la vittima (2002), rappresentato e diretto numerose volte da registi di fama: nel 2003 sempre da Serebrennikov al “Teatro d’Arte di Mosca”, da Igor’ Konjaev al “Baltinskij Dom” di Pietroburgo e da Richard Wilson al “Festival di Edimburgo” (2003). Nel 2005 il regista lituano Oskaras Korsunovas propone il testo in forma di work in progress durante il “Sirenos-International Vilnius Theatre Festival”. Più recente è la messinscena sempre di Korsunovas a Torino nel marzo 2006, in occasione della X edizione del “Premio Europa” per il teatro. Altri testi apprezzati e rappresentati sono: Resurrezione. Super (2004), rappresentato da Jurij Butusov al “Teatro Studio” di Oleg Tabakov, Bad Bed Stories (2003) e Pub (2005), andate in scena al “Teatro Praktika” di Mosca nel 2006.

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FRANCESCA STAASCH

Francesca Staasch è nata a Roma nel 1973; diplomata in regia presso la “London Film School”, ha al suo attivo numerosi corti e documentari.
Tra le regie teatrali ricordiamo Corsari, studio teatrale su Scritti Corsari e Lettere Luterane di Pier Paolo Pisolini; Anticamera di Pier Paolo Fiorini; Piazzato Bianco, spettacolo di monologhi comici da lei scritto; Diari, sei monologhi comici sul malessere metropolitano di cui è anche autrice.
Nel 2004 firma, inoltre, la regia, l’adattamento scenico, la video installazione, la mise en espace per il Festival Quartieri dell’Arte di Tempo di Amare, Tempo di Morire di Fritz Kater.

VIAGGIO ALL’INTERNO DI UNA STANZA
di Michal Walczak
regia di Francesca Staasch

con Celeste Brancato, Gianantonio Martinoni, Paolo Summaria – aiutoregia Sara Rosato

Un lucido e apprezzato studio della paranoia che racconta il processo di alienazione di Pelle, ragazzo trentaduenne che all’inizio ha tutti i tratti della persona normale e felice: studia, ha una fidanzata, un caro amico e genitori sui quali può sempre contare. Spinto dalla voglia di cambiare la propria vita decide di affittare uno strano monolocale da Horacy Esteriore e andare ad abitarci con la sua ragazza. Pelle non sa però che proprio questo appartamento avrà una tragica influenza sulla sua vita interiore.
Lasciato dalla sua ragazza e dal suo migliore amico comincia un lungo viaggio nell’interno di se stesso.

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MICHAEL WALCZAK

Nel panorama polacco contemporaneo Michael Walczak è forse il protagonista di una delle carriere più veloci e unanimemente incoraggiate dalla critica. È autore di Buca di sabbia (2001), pubblicato nel 2002 dalla rivista di teatro Dialog (in Italia pubblicato da L’ancora del Mediterraneo) e successivamente prodotto dal “Teatro Dramatyczny” di Varsavia per la regia di Piotr Kruszczynski. Con Viaggio all’interno di una stanza (2003) ha vinto il riconoscimento del Ministero della Cultura polacco per la migliore opera drammatica contemporanea

“WUNDERKAMMER SOAP # 1, #2”
di ricci/forte
regia di Stefano Ricci e Paolo Angelosanto
con Paolo Angelosanto
Frammenti inquieti. Voci parallele ispirate al mondo di Christopher Marlowe. Pasticche psichedeliche da calare in una manciata di minuti, feroci come haiku esistenziali. Un modulo teatrale, mediato dalle soap-opera, innovativo ed enigmatico per la serializzazione del contenuto. Un collage che permette di montare i pezzi seguendo una combinazione libera atta a restituire appieno il disegno di un disagio: l’Oggi.

Stefano Ricci e Gianni Forte interagiranno col performer Paolo Angelosanto nella prima sit-com teatrale italiana: Wunderkammer Soap #1, #2 che chiuderà il Festival il 30 ottobre col suo primo episodio.

Curriculum
ricci/forte

Formatisi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e alla New York University, studiano drammaturgia con Edward Albee. Nel 1997 vincono il Premio Studio 12/Anticoli Corrado con la commedia fuochi fatui. Nel 1998 si aggiudicano i Premi Giorgia Vignoli e Oddone Cappellino con l’acchiappatopi e, l’anno seguente, i Premi Vallecorsi e Fondi-La Pastora con facchini dell’orsa maggiore. Nel 2000 ricevono il Premio Hystrio per la Drammaturgia. la stanza di sopra e matria sono il primo e secondo capitolo della trilogia orgia dei sentimenti. troia’s discount, prodotto dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, debutta al Festival di Asti e sarà presente nella stagione 2006/7 al Teatro Eliseo di Roma, regia di Stefano Ricci.
Massimo Popolizio, Maria Paiato, Adriana Innocenti, Piero Maccarinelli, Guido de Monticelli, Serena Sinigaglia sono stati, tra gli altri, interpreti e registi dei loro testi.
Svolgono, oltre a quella di autori teatrali, l’attività di sceneggiatori.

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PAOLO ANGELOSANTO

Paolo Angelosanto nasce a San Denis nel 1973, vive e lavora a Roma e Venezia.
Studia all’Accademia di Belle Arti di Frosinone e Roma dove si diploma nel 1994.
Fin dai suoi primi esordi l’artista affronta in modo diretto interrogativi che emergono da una riflessione sull’identità, la molteplicità, il corpo e la sessualità. Egli fa rivivere di nuovi significati le icone culturali o fiabesche del passato. La sua produzione artistica si costituisce attraverso l’utilizzo di diversi linguaggi e i suoi lavori sono realizzati con ampia libertà di mezzi espressivi: partendo dal disegno alla scultura, alla pittura, al video alla fotografia che si miscela di volta in volta per dare forma alle sue opere-installazioni che diventano interattive con l’ausilio del pubblico. Lavora tendenzialmente su progetti e alla sperimentazione dei vari linguaggi anche extraartistici.