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Divino Amore. L’enigma dell’amore nell’arte contemporanea

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Momò Calascibetta-La nicchia del cavallo- cm.50×40 acrilico 1987

Celeste o terreno? E’ un’interrogazione aperta sul tema dell’amore, declinato in cinque tappe espositive attraverso i linguaggi visivi dell’arte contemporanea, la mostra aPalazzo Bonocore di Palermo che si inaugura giovedì 15 dicembre, alle 18.  Divino Amore. L’enigma dell’amore nell’arte contemporanea” (15 dicembre 2016 – 31 marzo 2017) a cura di Alba Romano Pace è il titolo del progetto coordinato da Lucio Tambuzzo, direttore artistico della struttura che dal 2015 è sede del Museo del patrimonio culturale immateriale della Sicilia e dell’associazione I World.

In mostra, fino al 31 marzo, sono opere di Giuseppe Agnello, Salvo Agria, Francesco Balsamo, Momò Calascibetta, Cinzia Conte, Rita Casdia, Gaetano Cipolla, Sergio Fiorentino, Grazia Inserillo, Carlo Lauricella, Charles Maze, Maurice Mikkers, Andreas Söderberg – Collettivo Moment22, Collettivo Studio Forward, Collettivo mammasONica, Domenico Pellegrino, Giuseppe Pulvirenti, Ignazio Schifano, Marco Stefanucci, Giuseppe Zimmardi. Un’installazione di Domenico Pellegrinodedicata a santa Lucia, sarà invece ospitata nel vicino Oratorio della Carità ai Crociferi, cheritorna finalmente visitabile ogni giorno.
Ispirata alla tela di Tiziano del 1514, “Amor sacro Amor profano”, la mostra di Palazzo Bonocore esplora, nei suoi significati ed ambivalenze, l’eterno enigma dell’amore attraverso i linguaggi pluriformi dell’arte contemporanea. “Video, installazioni, pittura e scultura – spiega la curatrice Alba Romano Pace – intrecciano tecniche e linguaggi differenti, innestano identità culturale ed evocazioni sensoriali, focalizzando l’attenzione sull’interazione uomo-natura. Il proposito è quello di creare una sorta di “fenomenologia dell’amore”, mettendo in evidenza i contrasti e le affinità che intercorrono tra le sue due più forti espressioni: la celeste e la terrena, antitetiche solo in apparenza. Ogni elemento dell’amore può essere l’uno e il suo esatto contrario, ma riesce a mandare un unico messaggio di pace”.
Sul tema della mostra interviene anche, il direttore artistico Tambuzzo:“In una terra come la Sicilia, marcata attraverso i secoli da tradizioni e riti in costante oscillazione tra il religioso e il pagano, abbiamo voluto indagare l’evoluzione delle forme dell’amore. Il racconto è scandito attraverso cinque stanze: dalla tradizione classica fino al contemporaneo, una dialettica creativa reinterpreta nel presente elementi simbolici fortemente ancorati all’immaginario mentale dell’essere umano e carichi di ambivalenze”.
La mostra “Divino Amore” sarà visitabile a Palazzo Bonocore dal lunedì al venerdì (10-13.30 e 14.30-17.30)
Struttura dell’esposizione “Divino Amore”
Le Cinque Stanze: il percorso della mostra si articola in cinque stanze, in ognuna viene declinato un tema, secondo i due aspetti (terreno e celeste) dello stesso argomento.
1. Il Chiarore e l’Oscurità 
Si è spesso attribuita all’amore spirituale una luce divina, simbolo della rivelazione, mentre la notte nasconde grazie all’oscurità, permettendo ciò che la vista vieta. Nell’opera del Collettivo mammasONica si invita lo spettatore a passare “attraverso lo spettro” luminoso, vivendo un viaggio sensoriale dal buio alla luce, attraversando i colori. Una ricerca ispirata dai maestri del tonalismo, che modulavano le tonalità sulle sequenze che interagivano con la psiche. Lo spettatore si ritrova immerso nei pigmenti luminosi seguendo un percorso che va da una fase di osservazione, ad una di esplorazione e contemplazione, senza conoscerne la sequenza e lasciandosi trasportare dall’emozione.
2. Corpo spirituale e Corpo materiale 
Il corpo è al centro dell’amore, è tramite e limite tra l’Io e l’Altro. Il corpo può essere macroscopico, come il grande uomo-totem di Giuseppe Zimmardi o microscopico, come l’opera Minibaby di Rita Casdia, accompagnata dalla sua scultura di capelli, elemento del desiderio, portato al suo estremo e quasi disumanizzato. L’installazione diGaetano Cipolla con i suoi disegni fragili e dal tratto sintetico, racconta la convivenza quotidiana tra l’anima di un uomo ed il suo involucro di pelle e carne. Frammenti di corpo sono le reliquie dei santi, che hanno la capacità di generare miracoli: da qui gli ex-voto dei fedeli per grazia ricevuta, rievocati negli Amori immaginari di Giuseppe Pulvirenti, che gioca con le sagome ed i riflessi degli ex-voto che rappresentano una parte del Sé, tanto spirituale quanto reale, poiché ognuno di essi indica dettagliatamente la parte del corpo salvata dal miracolo.
3. L’acqua purificatrice e la Fonte della vita 
Trasparente e fluida l’acqua da sempre è il simbolo della vita. L’acqua del Fonte battesimale lava dai peccati mentre l’acqua della Fonte dell’eterna gioventù è l’emblema della fertilità e del piacere. Dio manda il Diluvio Universale per punire e purificare le colpe degli uomini, Giove si trasforma in pioggia per fecondare Danae. Elemento femminile per eccellenza, l’acqua si presta anch’essa alle ambivalenze.  Nel video delColletivo Studio Forward, l’immersione è totale, purificante e sensoriale. Un contatto ritrovato con la natura in una sensazione di libertà. Lo stesso legame uomo-natura si ritrova nell’installazione di Carlo Lauricella: qui è il sale, elemento d’acqua, che nelle sue cristallizzazioni evoca la purezza e l’eternità. Di acqua e sale si compongono anche le lacrime, che analizzate al microscopio dall’olandese Maurice Mikkers, si scoprono possedere una cristallizzazione differente a seconda del motivo per cui si piange. Affascinanti e misteriose, le lacrime sono esaminate nella loro bellezza segreta dal microscopio di Mikkers che le rende concrete agli occhi dello spettatore. Alla pioggia che lava e feconda fanno riferimento le gocce di Ignazio Schifano e l’opera Preghiere diFrancesco Balsamo, un piccolo oggetto che trattiene in sé la bellezza e l’intimità di un moderno ex-voto, un ombrello che come una conca raccoglie la pioggia di preghiere e desideri dei fedeli. L’acqua sorgente di piacere appare nella fonte dell’eterna giovinezza dipinta da Momò Calascibetta, dove la Fontana della Vergogna di Piazza Pretoria diviene un inno d’acqua al divertimento, alla gioia e al piacere. Lo spettatore è infine invitato ad immergersi in un bagno di luce nell’opera di Cinzia Conte, che immagina uno spazio acquatico tra le mura del palazzo creando un’atmosfera tra magia e meditazione.
4. L’Eden e il Giardino delle delizie 
La natura è una silenziosa complice dell’amore. Il giardino è metafora della bellezza, è quello spazio d’eccezione creato da Dio affinché si amassero l’uomo e la donna e da questi miseramente perduto. L’opera L’anima e il corpo di Giuseppe Agnello evoca Adamo ed Eva, divenuti parte di quel giardino ormai arido, dove non fioriranno nuovi boccioli ma gli arbusti si innesteranno nell’animo e nella carne dell’essere umano come un memento del tempo passato, nostalgia e condizione esistenziale. Nell’opera delColletivo svedese Moment22, la mela ormai morsa che respira affannosamente come se fosse divenuta viva, è il simbolo del peccato, dell’atto compiuto e dell’impossibilità del tornare indietro, dello sbaglio ormai irrecuperabile. Ma il giardino è anche il luogo che attende le anime purificate dopo la morte e la natura, nel suo essere prorompente e rigogliosa, è ugualmente simbolo di lussuria e sessualità. Dal Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch nascono gli enormi fiori rossi, le liane e la vegetazione fantastica dell’opera di Grazia Inserillo. Nelle Anamorfosi di Charles Maze, le piante, fiori e animali avvolgono e attraverso i profumi, i colori e la loro ambiguità, personificano l’eros e l’ebbrezza dell’abbandono dei sensi.
5. Veneri e Sante 
La donna attraverso il mito e la sua rappresentazione, è la protagonista di questa sezione, così come è la protagonista nel quadro di Tiziano che fu il dono di nozze di Nicolò Aurelio, Gran cancelliere di Venezia, alla sua sposa. Le due donne che vi sono rappresentate indicano l’amore nelle sue due forme ovvero la beltà ornata e la beltà disadorna. Venere, svestita, pura nella sua nudità, si rivolge alla sposa ancora adorna di gioielli e vanità, per indicarle la via verso l’amore. Il gioco di sguardi tra le due donne, i loro corpi, uno nudo l’altro coperto, l’ambiguità che si crea tra il nascondere e il mostrare, sono il motivo ispiratore di questa sala dove, tra gli affreschi dell’alcova, Veneri e Sante, dialogano tra loro confondendo lo spettatore. Nel ritratto di Sergio Fiorentino, il sorriso enigmatico della donna e quel tratto blu appena accennato sul suo capo, pongono la figura tra il celeste ed il terreno, senza riuscire a posizionarla in nessuno dei due elementi. Il volto di donna di Marco Stefanucci sorge dal buio come una visione. Al mondo onirico appartengono i personaggi di Madame Papier, il video diSalvo Agria, che porta “oltre lo specchio” facendo immergere per sette minuti nell’antro di un antico palazzo incantato della vecchia Palermo, rendendo partecipi dei suoi misteri e complici dei suoi fantasmi. Inebriate e prigioniere di una giostra stregata sono leDame di carta di Ignazio Schifano, che nonostante la corposità della materia pittorica, sembrano anch’esse per svanire sotto lo sguardo dello spettatore. L’Omaggio a Santa Rosalia e la restituzione del giglio rubato si concretizzanonel carro di Fabrizio Lupo e soprattutto con la scultura di Domenico Pellegrino, entrambi già parte della collezione permanente di Palazzo Bonocore. La Santa Rosalia di Pellegrino é attraversata da un vento divino che le scuote l’anima, il viso e le vesti: la notte del 4 settembre del 2014, la statua fu rovinata perché qualcuno strappò il giglio d’argento  (insieme ad un dito). In occasione della mostra Divino Amore, la Michele Matranga Gioielli ridona alla Santa il suo fiore originale, realizzato, su disegno di Domenico Pellegrino, dal maestro orafo Michele Matranga e dal maestro argentiere Benedetto Gelardi. Un gesto generoso che si tinge di una forte simbologia: quel fiore é una metafora di Palermo, l’omaggio vuole essere d’auspicio al rifiorire della città.
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Sfacciati

autoritratto
Momò Calascibetta-AutoRitratto-cm.60×80 acrilico 2016

Si inaugura giovedì 22 dicembre 2016, alle ore 19.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Sfacciati, cura di Andrea Guastella. L’esposizione raccoglie oltre cinquanta autoritratti d’artista che l’Amministrazione Comunale di Ragusa è lieta di ospitare nelle splendide Sale di Palazzo Zacco, dove potranno incontrarsi «con le sculture di Carmelo Cappello» offrendo ai ragusani e ai tanti turisti che ogni giorno visitano il museo «una riflessione su un genere – l’autoritratto – che forse più di tutti contraddistingue la nostra civiltà, ma che gli artisti sono ben lungi dall’aver esaurito quanto a forza e potenzialità».
I visitatori potranno inoltre soffermarsi su un video di Giancarlo Busacca con interventi critici di Andrea Guastella dedicato al tema dell’autoritratto.
Il corto, presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra, sarà proiettato a ciclo continuo nell’aula video di Palazzo Zacco.
In occasione della mostra il Comune di Ragusa e l’Associazione Aurea Phoenix organizzano il concorso Realizza il tuo autoritratto. Il concorso, riservato a chi pratica il disegno e la pittura, prevede la creazione di un’opera artistica, su tela, su tavola o su carta, di formato massimo 70×50 cm, ed è suddiviso in quattro sezioni: 1. Scuola primaria; 2. Scuola media inferiore; 3. Scuola media superiore; 4. Sezione libera, aperta a chiunque voglia partecipare, senza limiti di età e condizione
Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre il 7 gennaio 2017, ore 13.00, presso la Civica Raccolta Cappello di Via San Vito 158. I vincitori, giudicati da una giuria designata dal Comune di Ragusa e dall’Associazione Aurea Phoenix e presieduta dal Sindaco, saranno premiati con la possibilità di tenere una mostra in uno spazio pubblico e con premi offerti dall’Associazione Aurea Phoenix e da sponsor. La premiazione avverrà sabato 14 gennaio alle ore 17.00 presso Palazzo Zacco.
Dal testo in catalogo (Aurea Phoenix Edizioni) di Andrea Guastella: «Voglio essere sfacciato anch’io, confessarvi senza peli sulla lingua l’intera verità.
Questa mostra è stata, come si suole dire, un incidente. Avevo ricevuto, insieme a un amico, un incarico istituzionale: passare in rassegna gli uffici del Comune di Ragusa per individuare, tra le opere d’arte che ospitano, le più interessanti, allo scopo di predisporre la loro ricollocazione in un contesto museale.
Occorreva, ovviamente, interloquire con i dipendenti, spiegando loro come la nostra ispezione non fosse finalizzata a licenziamenti di massa, e facendoci spiegare a nostra volta dove si trovassero statue e dipinti, spesso conservati in magazzini o locali chiusi al pubblico, per tracciarli e stilare le relative schede. Ora, la risposta degli impiegati statisticamente più frequente era: “Qui gli unici pezzi da museo siamo noi che vi parliamo!”.
Lo avevano ripetuto con tanta convinzione da suggerirmi una rassegna dei loro ritratti, e chissà che prima o poi non ci faccia un pensierino. Ciò che però conta è come la visione dei lavoratori museificati – o mummificati, che è un po’ la stessa cosa – si sia unita a una riflessione che conduco da tempo sull’attitudine umana a lasciare ai posteri una traccia, un segno testimoniale del proprio passaggio sulla terra.
Tutti vorremmo vivere per sempre e non potendo, per scontate ragioni, realizzare questo sogno, affidiamo la nostra esistenza a puri oggetti, materiali o immateriali. Alcuni si contentano della buona fama, altri fanno figli, altri ancora appesantiscono di selfie la memoria del cellulare, salvo scaricarla periodicamente, con tante grazie a Facebook, sul proprio profilo.
In realtà questa esigenza nasconde forse un vuoto, un’inquietudine di fondo che i “selfisti” provano a curare attirando su di sé l’attenzione degli altri. Non è però solo di questi Sfacciati che ho intenzione di parlare. Da prima che Internet fosse, gli artisti si cimentano nell’autoritratto. Il capostipite, secondo Plinio il Vecchio, fu l’architetto e scultore Teodoro: si ritrasse in una statua che stringeva nella mano sinistra una mosca, sotto le cui ali si trovava una quadriga; la quadriga, prodigio di cesello, fu rubata, l’autoritratto rimase. Il secondo ricordato da Plinio lo dipinse una “perpetua virgo”, tale Iaia di Cizico, guardandosi allo specchio. Nel mondo classico l’autoritratto era dunque roba da zitelle vanitose o da bimbi mal cresciuti.
Bisognerà aspettare il Velo della Veronica, il Mandylion – insomma, il tanto bistrattato Medioevo – perché l’autoritratto, con sì illustri ascendenti, acquisti quella dignità che gli sarà conferita a pieno titolo solo nel Rinascimento, quando nascono le prime gallerie di autoritratti e si scovano autoritratti di artisti ovunque, anche dove ne mancavano (emblematico il caso del Vasari che, nella prima edizione delle Vite, non individua autoritratti di Giotto, nella seconda gliene attribuisce tre).
È da allora che l’autoritratto diventa, con Dürer e Tiziano, Rembrandt e Courbet, un genere a sé, immagine di assoluta indipendenza ma anche sintomo di una cultura – la nostra – che ha fatto di Narciso, dell’uomo innamorato di se stesso, il suo nume tutelare.
Siamo poi così certi che un autoritratto di Van Gogh sia più nobile – almeno nelle intenzioni – di una foto di Andy Warhol, o di uno scatto digitale?
Stando ai dati oggettivi, il tempo dell’autoritratto, rispetto a quello del selfie, è molto dilatato. Di solito l’autoritratto non è un prodotto estemporaneo: nella sua lentezza sono compresi l’attesa dello sguardo, lo sguardo stesso e la fatica necessaria a tradurlo, con le innovazioni che la pratica e la meditazione suggeriscono.
Vi è però in comune, tra autoritratto e selfie, un elemento essenziale: non tanto l’assenza del pubblico, cercato dall’uno e dall’altro, quanto quella del committente. Selfie e autoritratti si creano anzitutto per se stessi, per soddisfare un’esigenza personale. Perciò è invalsa l’abitudine di considerarli la chiave di accesso al segreto degli autori.
Come scriveva Plotino, la nostra immagine reale non è quella restituita dallo specchio: “Rientra in te stesso e guarda: se ancora non ti vedi bello di dentro, fa’ come lo scultore di una statua che deve venir bella, il quale a volte toglie e a volte leviga, a volte liscia e a volte raffina”.
Al termine di questo processo, nascosto negli autoritratti, palese nei selfie, posto che l’idea che ci facciamo di una certa persona scaturisce dalla somma delle sue presentazioni, appare infine il volto: sarà semplicemente bello, o anche vero?
Non saprei proprio. La maschera è, non di rado, il male minore. E, come non sempre il volto è il clou di un autoritratto – non mancano autoritratti di spalle, o con il capo abbassato – non è affatto scontato che l’autoritratto equivalga al testamento di un pittore.
Mica tutti gli artisti sono inguaribili Sfacciati come quelli accorsi al mio richiamo!
Ve ne sono anche di chiusi e riservati, che mai si sognerebbero di affaticarsi sulla propria sacra effigie (diciamolo chiaramente: chi si autoritrae avrà pure un alto concetto di sé, ma non può essere privo di ironia).
Quanto a me, non posso farci niente: convinto come sono che, anche quando non dipingono se stessi, gli artisti facciano sempre autoritratti, preferisco gli autoritratti espliciti a quelli simulati, come, nella vita di ogni giorno, preferisco chi mi rivolge un saluto a chi mi ignora.
Sarà perché anch’io – come gli adorabili impiegati del Comune di Ragusa – amo scherzare con la gente che incrocia il mio cammino? E che cos’è l’arte se non un invito a stabilire, tra artista e osservatore, un rapporto di intesa, se non addirittura di amicizia e confidenza?
Squadriamoli attentamente, questi Sfacciati. Forse non tutti ci sembreranno simpatici. Ma se anche uno solo sarà riuscito a scalfire l’alienazione che ciascuno a suo modo sperimenta, questa mostra non sarà del tutto vana».

Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com
Cell: 327.4059001

Mostra: Sfacciati
Curatore: Andrea Guastella
Autori: Giuseppe Alletto, Salvatore Aquino, Arturo Barbante, Salvo Barone, Antonio Bruno, Momò Calascibetta, Sebastiano Caldarella, Calusca, Carmelo Candiano, Mavie Cartia, Salvo Catania Zingali, Giulio Catelli, Salvatore Chessari, Carmelo Cilia, Franco Cilia, Giuseppe Colombo, Margherita Davì, Giuseppe Diara, Salvatore Difranco, Angelo Diquattro, Angelo Distefano, Giorgio Distefano, Atanasio Giuseppe Elia, Franco Filetti, Alessandro Finocchiaro, Sergio Fiorentino, Bruna Fornaro, Franco Fratantonio, Salvatore Fratantonio, Giovanna Gennaro, Alessandra Giovannoni, Sebastiano Grasso, Angelo Guastella, Mariella Guastella, Giovanni La Cognata, Giovanni Lissandrello, Massimo Livadiotti, Guglielmo Manenti, Sebastiano Messina, Milena Nicosia, Michele Nigro, Miriam Pace, Alida Pardo, Maurizio Pierfranceschi, Ettore Pinelli, Franco Polizzi, Francesco Rinzivillo, Giovanni Robustelli, Piero Roccasalvo Rub, Manlio Sacco, Franco Sarnari, Ruggero Savinio, Alfonso Siracusa, Marco Stefanucci, Paolo Strano, Luciano Vadalà, Giampaolo Viola, Amir Yeke
Organizzazione: Comune di Ragusa – Associazione Culturale Aurea Phoenix
Catalogo: Aurea Phoenix Edizioni
Video: Associazione Arte Eclettica – Aurea Phoenix Edizioni. Regia di Giancarlo Busacca
Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa
Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)
Inaugurazione: giovedì 22 dicembre 2016, ore 19.00
Durata: 22 dicembre 2016 – 25 febbraio 2017
Orario: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 8.00 – 14.00, 15.00 – 19.00; sabato ore 9.00 – 13.00, 15.00 – 19.00
Giorno di chiusura: domenica, lunedì e festivi
Ingresso: libero

Letti & Diletti

 
Palazzo Lucchesi
dal 7  al 30 giugno
Via Bixio 58 ang. Via dei Mille

Vittoria ( RG )

“La nicchia del cane” cm.150x 120 acrilico 2000
 
In occasione del “Vittoria Jazz festival l’Area culturale Polivalente Edonè – arte viva, da un’idea di Giovanni e Livio Bosco, presenta all’interno del Giugno d’arte e cultura a Vittoria”, la mostra personale Letti & Diletti di Momo’ Calascibetta presso Palazzo Lucchesi. La mostra raggrupperà  opere  già  presentate alla galleria “Antonia  Jannone” di Milano col titolo di ” De l’amour integrate con opere recenti create appositamente per l’evento.
.…..”Rivedendo gli stessi dipinti a freddo, quando la contingenza è diventata memoria storica e al lume delle opere esposte  ora da Antonia Jannone, che trattano ”…dell’amore” ( ma non secondo Stendhal ), si percepiscono meglio altri valori- per me dominanti che fanno di Momò in primo luogo un pittore dell’immaginazione”.
Per non dire “dell’immaginario”, razza ben definita da Giuliano Briganti. E’ un’immaginazione che parte da vicino, traendo spunti da modi, tipi, caratteri, comportamenti e tic catturati dall’immediata e quasi quotidiana esperienza. Ma che subito si dilata , dilaga e vola in una dimensione – per forme e contenuti- fantastica, a volte delirante, sempre stralunata e sorprendente. Momò dice, e bisogna credergli , che quando prende in mano la matita o il pennello per inseguire un’idea non sa bene quello che fa. Le mani vanno, sono loro che portano. Sembrerebbe una ricetta surrealista. Ma non è una ricetta,  e il suo dipingere surrealista non è certo. Io lo vedo come un travaso puro e semplice- lubrificato da quel mestiere prioritario e fatto natura che impressionò Sciascia  fin dagli esordi- di un’immaginazione  in moto perpetuo, che si sbriglia senza mai perdere il filo nei più straordinari percorsi. Quardo la “Leda” per esempio, e resto prima ancora che deliziato, esterefatto. Da dove gli è arrivato questa portentosa visione?
Quest ‘estasi golosae casalinga, concentrata sotto gli occhiali tondi da miope e conclamata dal possessivo raccogliersi delle gambone, in primo piano, intorno al piacere; con quello zoccolo proiettato nell’occhio di chi chi guarda? E  quel polverio di luce che è il dio- cigno esausto, gettato come un tappeto o uno scialle a coprire le strabordanti nudità della tindaride penetrata?
Piuma per piuma: una nuvola che forse è tessuto invece di pelle di serpente, o di scaglie d’argenti chiari e bruniti….non sai se miracolo di natura o capolavoro di un mago orefice. Sei trascinato, altre volte, dall’accumulazione. E’ il caso di “ Acque gialle a Cefala Diana” , ludico tripudio di coppie e singoli nelle piscine dell’abbandonato bagno arabo-ogni figura un ritratto- avvolto e amalgamato in una luce sulfurea. Nei disegni e negli acrilici piccoli, invece, il racconto è univoco, concentrato con ilare violenza ( di cui la specie del colore è fattore portante) su una situazione a due. Una delle tele con doppia ragione si intitola “Raptus”. Ma sono tutte in verità dei “ rapimenti” dell’anima e dei sensi; deliri, brame, esplosioni dell’eros; qualche volta anche abbandoni ( sempre rapiti) alla soavità di un istante, al nettare del sentimento. Ma anche intorno ai nuclei di rappresentazione più compatti  l’immaginazione dell’artista preme ribolle morde e gioca, inserendo varianti e arricchimenti che sono personaggi in formato minore o seminascosti, da cogliere a un secondo sguardo, o magari le figure decoranti la spalliera di un letto, richiamate in vita dal momento di vita trionfante  che sogguardano. L’amore, ci dice Momò è questo. Non solo questo-come sanno poche persone fortunate- ma anche questo. E se non è proprio “questo”, certamente “è così”.
Fabrizio Dentice
Momò Calascibetta
cm.120×60
acrilico 2004
“L’amante è come il pesce, pessimo se non è fresco”
 
…..gli attori di questo dissennato carnevale sono politici e criminali, dame dell’alta società, nobili decaduti e prelati, intellettuali e artisti che tessono rapporti inconsistenti dentro una babilonia disperata che si agita tra i vortici dei giochi dell’acqua; un’ umanità vacua e disfatta, verminosa e potente, un carnevale di annoiati, vitelloni e nobili a noleggio. Menti infide e incartapecorite che mal sopportano frammenti di virtù civili nel salotto cafone e putrido della piazza siciliana. I personaggi della fontana sono attori del fuoco fatuo della mondanità e si confondono in un labirinto di umanità abortita.
Philippe Daverio
Palazzo Lucchesi
dal 7  al 30 giugno
Via Bixio 58 ang. Via dei Mille

Vittoria ( RG )

tel.0932 1978627

 

Art in the Mediterranean

 

Art in the Mediterranean

Del 22 de Marzo al 21 de Abril de 2013

Enriqueta Hueso 恩里克塔•乌埃索

Galería O+O (Oriente + Occidente)  西班牙“O+O 画廊”(“东西方画廊”)

C/ Francisco Martínez 34- 36 Bajos 46020 Valencia-Spain
Tfnos : 0034- 639990392- 961336449

Inauguración viernes 22 de Marzo a las 20:00 horas

cartel Art in the Mediterranean

UNA MUESTRA CON CUATRO FLANCOS DE ESENCIALIDAD EN LA GALERÍA O+O

La Galería O+O nos presenta una exposición colectiva en su línea habitual: marcada por un cohesivo prurito, por una intención amalgamadora de lo diverso, que queda armonizado y heterogéneo a un tiempo. Si algo hace entroncar a los cuatro discursos plásticos implicados, eso es el deseo comunicativo desde diferentes esencialidades:

Son los trabajos de Momò Calascibetta de un intenso expresionismo, muy en la línea de Otto Dix. Todo queda envuelto por entre una atmósfera de caricaturesca musicalidad en la que se integra lo controvertidamente bello y lo feo sin remisión. Se me antojan los personajes de este artista cercanos a los de El Greco, sí, estarían tironeados de un lado por un cierto manierismo y de otro por el arte pop más jacarandoso: distorsiona Momò las formas, dislocando los sinuosos volúmenes, otorgándonos, finalmente, la esencia connotadora que encierran.

Pinta Albert Sesma la inmediatez de los tiempos a través de un abigarrado cromatismo a su vez envuelto en un halo de fina sugestión que pudiera ser la plasmación del movimiento por el que transcurre la vida con fondo de estatismo. Una bruma de melancolía asola el rostro de los paisajes urbanos o de las personas retratadas. Es Sesma un realista real-maravilloso. Es el suyo un “antoniolopismo-asorollado” que acarrea un guiño de esperanza por vías inusuales.

Entroncando con el tachismo en lo que a búsqueda de las esencias por la senda del mero lance cromático (elemento clave de la pintura) se refiere, mas sin que podamos hablar de un simple juego gratuito, se nos muestran las obras de Juan Carlos Julián. Y es que hay en ellas una expresividad inducida; un drama traslucido a través de las vigorosas emociones a su vez entreveradas por entre la mancha y el color, que harían atracar  las obras de este artista en el puerto del informalismo más arrebatado (un estallido de indignación exaspera plásticamente su toma de postura contra la violencia de género en esta ocasión).

La escultura de Xavier Reventós nos refiere esquematizaciones de la más cotidiana pasión; ensambla rudimentos de impensada fructificación lírico-plástica; las porciones son salvadas de la irremediabilidad y ascendidas a un sublime y cooperado estatus por obra del re-creador, que nos ofrece, al fin, sugerentes esquemas de esencias.

Todos, en definitiva, son artistas hondamente comunicativos, dialogantes y aplicados en la muestra de las particularísimas claves de acceso a los reductos de sus respectivos universos creativos.

Sólo nos queda felicitar a Enriqueta Hueso por este nuevo y sugerente proyecto. 

-Diego Vadillo López-

 

http://www.galeriaomaso.com/   omasoart@gmail.com

MILANO: mostra “Ascanio in Alba” opera del periodo milanese di W.A. Mozart

MILANO: mostra “Ascanio in Alba” opera del periodo milanese di W.A. Mozart.

Presentación de la 4TH edición de MIAB PORTUGAL 2012

4TH EDITION MADEIRA ART BIENNALE 2012

JUNE 14TH TO JULY 30TH
SANTANA – FUNCHAL – ESTREITO CAMARA DE LOBOS – PONTA DO PARGO
MADEIRA ISLANDS – PORTUGAL
Introdução – Introduction
Ao apresentar a 4ªEdição do MIAB-PORTUGAL 2012,começo por deixar aos participantes
o nosso reconhecimento pela sua disponibilidade, imaginação e interesse no projecto.O
trabalho de hoje,é,a certeza de já amanhã estarmos juntos em Arte,onde,o sonho estimule
em inspiração e sentimento novas fórmulas,novas técnicas,novos materiais…Uma era
renovada,progressivamente mais activa e inovadora.
Um exercício de permutas,partilhas e cumplicidades.33 personagens que recriam jogos de
alma,côres de vivências,formas encantadas,vestidas de linhas ou traços…………Representação
em espaços multi-disciplinares,desfile de emoções,sensualiades e transparências………….
33 propostas do convencional às novas tendências,sensibilidades,rupturas e clivagens…
Projectos que aprenderam a ter voz numa encruzilhada de conceitos estético-plásticos.
Viajem partilhada entre os olhos e a mente, o suster da respiração quando se sente quem nos
observa……….Na atenção,curiosidade e interesse pela sublime tarefa natural da Criação.Digamos
como complemento, um exercício, em que na diferença do resultado é vísivel, de cada um,
o esforço,o tempo de investigação e a humildade anónima mas responsável de quem,simplesmente
cria porque não pode fechar no peito ideias e ideais. Do seu intercâmbio  resulta a renovação
necessária,continuamente ascendente e livre, num voo, na imaginação do  tempo, na solidão
e recolhimento, num cuidado extremo que nunca se extingue,antes se renova em cada nova
peça,nova obra,novo projecto…………..

Manuel Martins Barata
Presidente Fundador
MIAB-PORTUGAL

GUESTS OF HONOUR – CONVIDADOS DE HONRA
PORTUGAL
ADELAIDE BARBOSA
 RICARDO PASSOS
SPAIN
ART CURATOR FOR SPAIN AND ITALY
ENRIQUETA HUESO MARTINEZ

PILAR PALOMARES
SALVALORÉN
 

ITALY
ADRIANO MARALDI
MOMÒ CALASCIBETTA

PARTICIPATING ARTISTS – FINAL APPROVED LIST

PORTUGAL

CARLOS GODINHO, CARLOS MOTA, FERNANDO d’F. PERREIRA, GUARETA COROMOTO, ALBERTO DOS SANTOS, LUZ HENRIQUES, PAULO DAMIÃO, RIC NAGUALERO, ROSA PEREIRA, RÚBEN FREITAS.

SPAIN
ART CURATOR FOR SPAIN AND ITALY 
ENRIQUETA HUESO MARTINEZ
ALBERT SESMA, CONSUELO FONT, DANIEL RAMOS, ENCARNACÍON DOMINGO, ENRIFORTIZ,   ENRIQUETA HUESO, GUILLERMO FERNÁNDEZ-DÍEZ, INÉS RAMSEYER,
JUAN ANTONIO GASPAR, MARIANO LUQUE, MARTA MARTÍNEZ, PACO SANCHO, SUSO CAMUÑAS, YVO LÁZARO.
ITALY

POLAND

MARIOLA LANDOWSKA

I suq: i colori, i sapori e gli odori della storia.

I suq: i colori, i sapori e gli odori della storia.


Il Gusto del Trekking

dolcetti e scherzetti camminando in città

” Il gusto del Trekking: dolcetti e scherzetti camminando in città” è il titolo che quest’anno contraddistingue la sesta giornata nazionale del Trekking Urbano” , un’iniziativa promossa dal Comune di Siena per valorizzare i monumenti meno conosciuti di tutta Italia. L’ assessorato  comunale al turismo di Palermo aderisce il 31 ottobre 2009, per il secondo anno consecutivo a questo evento e con un proprio percorso dal titolo : ” I suq: i colori, i sapori della storia” che è anche anche un Viaggio nel gusto alla scoperta dell’evoluzione gastronomica palermitana.

Il percorso prevede soprattutto la valorizzazione della Vucciria raccontata attraverso il linguaggio dell’arte. Il momento culturale, sarà costituito infatti dalla proiezione di  sei video relativi a Palermo e ai vicoli della Vucciria proiettati dalla terrazza dell’ artista Momò Calascibetta a Piazza Caracciolo verso il Palazzo della Ragioneria.
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UN TAXI ALLA VUCCIRIA
Da un’ opera di Momò Calascibetta-Realizzazione fotografica e montaggio di Luca Cassarà
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Palermo punta sul suo mercato più prestigioso, la Vucciria, mettendone in evidenza i tratti migliori della propria quotidianità: dalla vendita dei prodotti tipici alla gestualità del “putearo” con le sue strategie di vendita. Trovano spazio in questo quadro reale gli abitanti, i cui tratti somatici richiamano culture diverse  tenute insieme dal valore più alto che la cultura siciliana esprime nei confronti dello straniero: lo spirito di accoglienza.  Le partenze inizieranno alle ore 18 da Piazza Kalsa per concludersi alle 24 nel cuore della Vucciria. Ogni 15 minuti guide turistiche condurranno gruppi di 35 turisti, che a piedi visiteranno alcuni monumenti e piazze con lo scopo di spiegare l’evoluzione della tradizione gastonomica palermitana.
Da San Mattia ai Crociferi si procederà per via Alloro con la Chiesa di S. Maria della Gancia quindi per via del IV Aprile tappa al Museo Enodel Vino per conoscere le più prestigiose etichette della nostra produzione vitivinicola.. Si giungerà quindi a Piazza Marina  dove ha sede il Palazzo Steri, luogo storico dell’ Inquisizione dove sarà possibile vedere il quadro di Guttuso “La Vucciria”; successivamente per via Merlo per visitare le famose cucine dei  cuochi Monsù a Palazzo Mirto. Da Piazza S. Francesco dove c’è l’Antica Focacceria, sino al mercato dei Lattarini ed a Piazza Garraffello con il genio di Palermo per concludere  a Piazza Caracciolo nel cuore della Vucciria, ormai mercato “dimenticato”, da sempre tripudio di odori, sapori e colori , dove sarà possibile gustare il popolare “cibo di strada ” e rivivere la sua popolarità e le sue tradizioni.  Per l’occasione saranno allestite  le bancarelle   di Claudio ” U Purparu ” , quella del pane ca meusa di Rocky Basile per finire con quella degli antipasti tipici e le panelle di Zia Pina. Un carretto siciliano conterrà dolci tipici del periodo della festa dei defunti: martorana ed altre leccornie.

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UN TAXI ALLA VUCCIRIA IN- FAME a cura di Momò Calascibetta

Momò Calascibetta  per la prima volta nel suo processo creativo, ferma l’ attenzione ai bambini assenti, sperduti e soli, i bambini di strada,  esempio di infanzia negata; Le opere scelte sono quelle dei bambini rappresentati insieme alle inquietanti macchine americane degli anni 50, quelle che circolano  tutt’oggi a Cuba; nel  video le sue immagini si mescolano con le realizzazioni fotografiche di Luca Cassarà   che le colloca in  un contesto reale , quello del quartiere della Vucciria di Palermo.
Nel secondo video Momò utilizza le immagini pittoriche dei suoi“ bambini sulle strade del mondo” che,  perduto il modello di riferimento familiare , riflettono senza mediazione le perversioni dell’attuale sistema della società moderna e il semplice, definitivo ed incosciente atto d’accusa contro  “l’homo economicus”, rivelatosi produttore di follia, esclusione, miseria, fame e ingiustizia.
Il cibo è l’elemento conduttore del video sia nel bene che nel male; l’eccesso del cibo è abbinato al concetto di fame, accanto alla voracità delle immagini grottesche quella di  un bambino  alle prese con l’alimento primordiale che è il “pane”.

NON E’ ARTE a cura di Luca Cassarà

Non è arte è una serie fotografica che nasce dalla frase scritta da un anonimo sulla porta murata di uno dei tanti palazzi nobiliari ormai in totale stato di abbandono. “Amatevi”, Memoria”, “Altrove,” sono alcuni dei nomi delle fotografie che scandite da una musica lenta, scorrono agli occhi dello spettatore accompagnandolo in un intenso viaggio. Un viaggio meditativo tra immagini parole, concetti, che racconta-no i luoghi di una Palermo degradata che affronta con maestosità e dignità il trascorrere del tempo.

 

LA VUCCIRIA DI GUTTUSO a cura di Giuliano Bastiani

Un percorso dentro l’opera “la Vucciria” di Guttuso per  risaltare i  colori e le atmosfere del mercato storico più famoso della città sopraffatto ormai  da un recupero  edilizio che ne determinerà la sua scomparsa.

BALARM e TRE MINUTI a cura di Angelo Trapani

Balarm è l’antico nome di Palermo. Questo video non ha la pretesa di raccontare Palermo ai suoi palermitani. E’ solo una sequenza di scatti fotografici che interpretano la voce della città che si ribella ai suoi cittadini, gridando alla voce del riscatto. Tre minuti di un piccolo spaccato di realtà complessa, attraverso una passeggiata per i vicoli del centro sino al mare. Tracce di Palermo e dei suoi abitanti che spesso sfugge alla logica comune ma testimonianza di un passato di fasti.

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