Archivi categoria: ArtPress

Cenere a Palermo

 

Il Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo
presenta
CENERE
A circa cent’anni di distanza da quel testo memorabile, MoMò Calascibetta e Dario Orphée hanno realizzato un’opera i cui protagonisti appartengono a una Spoon River davvero speciale: sono i protagonisti del sistema dell’arte siciliano, e cioè di quell’insieme di figure – critici, collezionisti, galleristi, curatori – che si accompagnano agli artisti come un villaggio fantasma e, al contempo, come un cimitero colorato.
Una installazione
di
Momò Calascibetta
e un racconto di
Dario Orphée La Mendola
dal 23 maggio al 13 giugno 2019
 a cura di
Andrea Guastella
 Inaugurazione
Giovedì 23 maggio 2019
Ore 18.00

Palermo
Cappella dell’Incoronata
Via dell’Incoronazione, 13

Tutto scorre – 2018 tecnica mista su tavola 69×69

Palermo – Giovedì 23 maggio 2019 alle ore 18.00 negli spazi della Cappella dell’Incoronata (Via dell’Incoronazione, 13), il Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo presenta la mostra di Momò Calascibetta e Dario Orphée La Mendola dal titolo Cenere, curata da Andrea Guastella.
Concepita da un pittore espressionista, ironico e dissacrante, e da un giovane scrittore, Cenere è una riflessione sul sistema dell’arte siciliana – da sempre “serra calda” di innovative elaborazioni culturali – e in generale sul rapporto tra arte e potere.
Come in un retablo medioevale, le effigi dei “potenti” – critici, galleristi, collezionisti, curatori, direttori di museo –sono difatti immortalate in una macchina scenica riproducente un curioso cimitero. A questa installazione, composta da diciannove riquadri di 69×69 cm cadauno con santini, fiori finti, lumini, oggettistica Kitsche una “porta della morte”, si accompagnano un autoritratto di Momò Calascibetta, alcuni “ex voto”, una scultura simbolica, un leggio con un racconto di Dario Orphée La Mendola e un video illustrativo.
Dove va l’arte oggi? Ha ancora un senso dedicarsi al disegno e alla pittura? Chi controlla i controllori? Cenere non fornisce risposta. Si limita a condurre gli spettatori al centro di problematiche contemporanee ma dall’evidente risvolto universale quali il rapporto con lo scorrere del tempo e l’inevitabile trionfo della morte che, come nel famoso affresco di Palazzo Abatellis, annichilisce gli individui e le loro aspirazioni.
La rassegna, itinerante, inaugurata alla Farm di Favara nel giugno 2018, ha già toccato il Polo Museale A. Cordici di Erice, l’ex chiesa di San Giovanni a Gela, Palazzo La Rocca a Ragusa, il Museo Mandralisca a Cefalù, Palazzo Beneventano a Lentini e il Museo Civico di Termini Imerese.
Momò Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti ma sceglie di dedicarsi esclusivamente alla pittura; pittura che Leonardo Sciascia definirà “il racconto dettagliato dell’imbestiamento di una classe di potere già sufficientemente imbestiata nella più lata avarizia e nella più lata rapacità…”. I suoi personaggi hanno assistito “alla caduta degli dei” ma conservano l’imprinting del mito più alto; i suoi “relitti umani” divorano con cupidigia, godono e si preparano all’atto unico, forse finale, dell’effusione amorosa, della totale consunzione carnale dell’individuo, del deliquio dei sensi nella sfrenatezza di un’avida passione. Nel 1982 si trasferisce a Milano dove nascono Comiso Park, Piazza della Vergogna, De l’amour, Labirinto Verticale: serie di opere che verranno esposte alla Fondazione Corrente, alla Fondazione Mudima, alla Galleria Jannone, alla Galleria Daverio ed in fiere internazionali come Arte Fiera di Bologna, MiArt, Artexpo New York Coliseum, Art Basel, Arco Fiera di Madrid. Nel 2002 la Fondazione Mudima, a cura di Philippe Daverio, organizza una mostra-evento dal titolo Terromnia, dove vengono per la prima volta raccolte le sculture e i dipinti più rappresentativi di tutte le serie. La mostra susciterà l’interesse di Gillo Dorfles, Alessandro Riva, Marco Meneguzzo, Liana Bortolon e Giovanni Quadrio Curzio. Nel 2004 è ospite coi suoi lavori alla trasmissione Passepartout di Philippe Daverio su RAI 3 e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene utilizzato per l’allestimento del set delle nove trasmissioni estive di Passepartout. Memorabile la sua esperienza di (non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione della quale organizza il progetto collaterale Esserci al Padiglione Italia, mostra di protesta contro un “mondo dell’arte” dominato da lobby finanziarie cieche ed arroganti, sempre più separate dalla vita reale. Nel 2005 col progetto Plotart a cura di Gianluca Marziani è coinvolto in diverse gallerie d’arte in Europa (Studio Senko, Danimarca; Dot Galerie, Svizzera; Fondazione Carlo Molineris, Svizzera; GalerieKiron, Francia; RarGalerie, Olanda; GalerieHartdiest, Belgio; Blanca Soto, Spagna; Galleria Arturarte, Italia; La Sala Naranja, Spagna). Data al 2007 un’antologica intorno al tema del “sorriso” a cura di Vincenzo Consolo al Museo Mandralisca di Cefalù e al 2009 l’acquisizione di una sua opera al Museo Guttuso di Bagheria. Nel 2016 è il turno di Momeide, un’antologica alla Civica Raccolta Cappello a Ragusa, a cura di Andrea Guastella, e nel 2017 di un’istallazione alla Farm Cultural Park di Favara da titolo provocatorio Agrigentèrotique, a cura di Dario Orphée. Cenere, l’ultimo progetto itinerante realizzato in collaborazione con lo scrittore Dario Orphée e a cura di Andrea Guastella, lo vede presente dal 2018 al 2019 nei principali siti espositivi e musei della Sicilia, terra in cui l’artista, come hanno rilevato Sciascia, Bufalino e Consolo, è profondamente radicato. E anche in questo ciclo non vengono meno i tratti del disegnatore satirico di razza evidenziati un po’ da tutti i critici – da de Micheli a Soavi, da Dentice a Testori, da Daverio a Dorfles a Meneguzzo – che lo hanno seguito da vicino.
Dario Orphée Nasce ad Agrigento, dove ha conseguito la maturità scientifica e la laurea magistrale in filosofia. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione presso l’Accademia di Belle Arti di Agrigento e Progettazione delle Professionalità presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Critico e curatore indipendente, collabora con numerose riviste – scrivendo di critica d’arte e teatrale, estetica, filosofia della natura e filosofia dell’agricoltura – tra cui “Segno”, “Il Pickwick”, “Permacultura& Transizione” e “Balarm”. Attualmente si occupa dello studio del sentimento, di gnoseologia dell’arte, di estetica ecobiologica e di scienze naturali.

Studio per Cenere-“6 sex”-cm.35×25-pastello 2019

 INFORMAZIONI
  • Titolo : CENERE
  • Autori : Momò Calascibetta e Dario Orphée La Mendola
  • Curatore : Andrea Guastella
  • Luogo : Cappella dell’Incoronata
  • Inaugurazione : giovedì 23 maggio 2019, ore 18.00
  • Durata : 23 maggio-13 giugno 2019
  • Foto : Gerlando Sciortino e Franco Noto
  • Musiche originali in Silent WIFI : a cura di Silent Sicilia-Vincenzo La Barbera
  • Cortometraggio CENERE : Regia di Tommaso Lusena- Musiche  Enza Lauricella, Filippo Calascibetta, Roberto Barbieri – Protagonista Momò Calascibetta – Testi  Dario Orphée – Voce narrante Luca Cardinale – Animazioni grafiche Alessandro Castriciano e Silvia Nardo- Postproduzione Cinematique Production -Realizzato da Cimatique Production
  • Progetto grafico :  Roberto Collodoro
  • Catalogo :  pubblicazione alla fine del tour
  • Organizzazione tecnica : Salvo Sciortino
  • Orari di apertura : lunedì – venerdì  9.00 – 13.00
  • Chiuso : sabato, domenica, festivi
  • Ingresso gratuito
  • Ufficiostampa : PaolaFeltrinelli   
  •  paolafeltrinelli79@gmail.com 
  • Staff Cenere : artecenere@gmail.com
  • tod’s

 

Annunci

Divino Amore. L’enigma dell’amore nell’arte contemporanea

la-nicchia-del-cavallo-cm50x40-acrilico-1987-copia

Momò Calascibetta-La nicchia del cavallo- cm.50×40 acrilico 1987

Celeste o terreno? E’ un’interrogazione aperta sul tema dell’amore, declinato in cinque tappe espositive attraverso i linguaggi visivi dell’arte contemporanea, la mostra aPalazzo Bonocore di Palermo che si inaugura giovedì 15 dicembre, alle 18.  Divino Amore. L’enigma dell’amore nell’arte contemporanea” (15 dicembre 2016 – 31 marzo 2017) a cura di Alba Romano Pace è il titolo del progetto coordinato da Lucio Tambuzzo, direttore artistico della struttura che dal 2015 è sede del Museo del patrimonio culturale immateriale della Sicilia e dell’associazione I World.

In mostra, fino al 31 marzo, sono opere di Giuseppe Agnello, Salvo Agria, Francesco Balsamo, Momò Calascibetta, Cinzia Conte, Rita Casdia, Gaetano Cipolla, Sergio Fiorentino, Grazia Inserillo, Carlo Lauricella, Charles Maze, Maurice Mikkers, Andreas Söderberg – Collettivo Moment22, Collettivo Studio Forward, Collettivo mammasONica, Domenico Pellegrino, Giuseppe Pulvirenti, Ignazio Schifano, Marco Stefanucci, Giuseppe Zimmardi. Un’installazione di Domenico Pellegrinodedicata a santa Lucia, sarà invece ospitata nel vicino Oratorio della Carità ai Crociferi, cheritorna finalmente visitabile ogni giorno.
Ispirata alla tela di Tiziano del 1514, “Amor sacro Amor profano”, la mostra di Palazzo Bonocore esplora, nei suoi significati ed ambivalenze, l’eterno enigma dell’amore attraverso i linguaggi pluriformi dell’arte contemporanea. “Video, installazioni, pittura e scultura – spiega la curatrice Alba Romano Pace – intrecciano tecniche e linguaggi differenti, innestano identità culturale ed evocazioni sensoriali, focalizzando l’attenzione sull’interazione uomo-natura. Il proposito è quello di creare una sorta di “fenomenologia dell’amore”, mettendo in evidenza i contrasti e le affinità che intercorrono tra le sue due più forti espressioni: la celeste e la terrena, antitetiche solo in apparenza. Ogni elemento dell’amore può essere l’uno e il suo esatto contrario, ma riesce a mandare un unico messaggio di pace”.
Sul tema della mostra interviene anche, il direttore artistico Tambuzzo:“In una terra come la Sicilia, marcata attraverso i secoli da tradizioni e riti in costante oscillazione tra il religioso e il pagano, abbiamo voluto indagare l’evoluzione delle forme dell’amore. Il racconto è scandito attraverso cinque stanze: dalla tradizione classica fino al contemporaneo, una dialettica creativa reinterpreta nel presente elementi simbolici fortemente ancorati all’immaginario mentale dell’essere umano e carichi di ambivalenze”.
La mostra “Divino Amore” sarà visitabile a Palazzo Bonocore dal lunedì al venerdì (10-13.30 e 14.30-17.30)
Struttura dell’esposizione “Divino Amore”
Le Cinque Stanze: il percorso della mostra si articola in cinque stanze, in ognuna viene declinato un tema, secondo i due aspetti (terreno e celeste) dello stesso argomento.
1. Il Chiarore e l’Oscurità 
Si è spesso attribuita all’amore spirituale una luce divina, simbolo della rivelazione, mentre la notte nasconde grazie all’oscurità, permettendo ciò che la vista vieta. Nell’opera del Collettivo mammasONica si invita lo spettatore a passare “attraverso lo spettro” luminoso, vivendo un viaggio sensoriale dal buio alla luce, attraversando i colori. Una ricerca ispirata dai maestri del tonalismo, che modulavano le tonalità sulle sequenze che interagivano con la psiche. Lo spettatore si ritrova immerso nei pigmenti luminosi seguendo un percorso che va da una fase di osservazione, ad una di esplorazione e contemplazione, senza conoscerne la sequenza e lasciandosi trasportare dall’emozione.
2. Corpo spirituale e Corpo materiale 
Il corpo è al centro dell’amore, è tramite e limite tra l’Io e l’Altro. Il corpo può essere macroscopico, come il grande uomo-totem di Giuseppe Zimmardi o microscopico, come l’opera Minibaby di Rita Casdia, accompagnata dalla sua scultura di capelli, elemento del desiderio, portato al suo estremo e quasi disumanizzato. L’installazione diGaetano Cipolla con i suoi disegni fragili e dal tratto sintetico, racconta la convivenza quotidiana tra l’anima di un uomo ed il suo involucro di pelle e carne. Frammenti di corpo sono le reliquie dei santi, che hanno la capacità di generare miracoli: da qui gli ex-voto dei fedeli per grazia ricevuta, rievocati negli Amori immaginari di Giuseppe Pulvirenti, che gioca con le sagome ed i riflessi degli ex-voto che rappresentano una parte del Sé, tanto spirituale quanto reale, poiché ognuno di essi indica dettagliatamente la parte del corpo salvata dal miracolo.
3. L’acqua purificatrice e la Fonte della vita 
Trasparente e fluida l’acqua da sempre è il simbolo della vita. L’acqua del Fonte battesimale lava dai peccati mentre l’acqua della Fonte dell’eterna gioventù è l’emblema della fertilità e del piacere. Dio manda il Diluvio Universale per punire e purificare le colpe degli uomini, Giove si trasforma in pioggia per fecondare Danae. Elemento femminile per eccellenza, l’acqua si presta anch’essa alle ambivalenze.  Nel video delColletivo Studio Forward, l’immersione è totale, purificante e sensoriale. Un contatto ritrovato con la natura in una sensazione di libertà. Lo stesso legame uomo-natura si ritrova nell’installazione di Carlo Lauricella: qui è il sale, elemento d’acqua, che nelle sue cristallizzazioni evoca la purezza e l’eternità. Di acqua e sale si compongono anche le lacrime, che analizzate al microscopio dall’olandese Maurice Mikkers, si scoprono possedere una cristallizzazione differente a seconda del motivo per cui si piange. Affascinanti e misteriose, le lacrime sono esaminate nella loro bellezza segreta dal microscopio di Mikkers che le rende concrete agli occhi dello spettatore. Alla pioggia che lava e feconda fanno riferimento le gocce di Ignazio Schifano e l’opera Preghiere diFrancesco Balsamo, un piccolo oggetto che trattiene in sé la bellezza e l’intimità di un moderno ex-voto, un ombrello che come una conca raccoglie la pioggia di preghiere e desideri dei fedeli. L’acqua sorgente di piacere appare nella fonte dell’eterna giovinezza dipinta da Momò Calascibetta, dove la Fontana della Vergogna di Piazza Pretoria diviene un inno d’acqua al divertimento, alla gioia e al piacere. Lo spettatore è infine invitato ad immergersi in un bagno di luce nell’opera di Cinzia Conte, che immagina uno spazio acquatico tra le mura del palazzo creando un’atmosfera tra magia e meditazione.
4. L’Eden e il Giardino delle delizie 
La natura è una silenziosa complice dell’amore. Il giardino è metafora della bellezza, è quello spazio d’eccezione creato da Dio affinché si amassero l’uomo e la donna e da questi miseramente perduto. L’opera L’anima e il corpo di Giuseppe Agnello evoca Adamo ed Eva, divenuti parte di quel giardino ormai arido, dove non fioriranno nuovi boccioli ma gli arbusti si innesteranno nell’animo e nella carne dell’essere umano come un memento del tempo passato, nostalgia e condizione esistenziale. Nell’opera delColletivo svedese Moment22, la mela ormai morsa che respira affannosamente come se fosse divenuta viva, è il simbolo del peccato, dell’atto compiuto e dell’impossibilità del tornare indietro, dello sbaglio ormai irrecuperabile. Ma il giardino è anche il luogo che attende le anime purificate dopo la morte e la natura, nel suo essere prorompente e rigogliosa, è ugualmente simbolo di lussuria e sessualità. Dal Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch nascono gli enormi fiori rossi, le liane e la vegetazione fantastica dell’opera di Grazia Inserillo. Nelle Anamorfosi di Charles Maze, le piante, fiori e animali avvolgono e attraverso i profumi, i colori e la loro ambiguità, personificano l’eros e l’ebbrezza dell’abbandono dei sensi.
5. Veneri e Sante 
La donna attraverso il mito e la sua rappresentazione, è la protagonista di questa sezione, così come è la protagonista nel quadro di Tiziano che fu il dono di nozze di Nicolò Aurelio, Gran cancelliere di Venezia, alla sua sposa. Le due donne che vi sono rappresentate indicano l’amore nelle sue due forme ovvero la beltà ornata e la beltà disadorna. Venere, svestita, pura nella sua nudità, si rivolge alla sposa ancora adorna di gioielli e vanità, per indicarle la via verso l’amore. Il gioco di sguardi tra le due donne, i loro corpi, uno nudo l’altro coperto, l’ambiguità che si crea tra il nascondere e il mostrare, sono il motivo ispiratore di questa sala dove, tra gli affreschi dell’alcova, Veneri e Sante, dialogano tra loro confondendo lo spettatore. Nel ritratto di Sergio Fiorentino, il sorriso enigmatico della donna e quel tratto blu appena accennato sul suo capo, pongono la figura tra il celeste ed il terreno, senza riuscire a posizionarla in nessuno dei due elementi. Il volto di donna di Marco Stefanucci sorge dal buio come una visione. Al mondo onirico appartengono i personaggi di Madame Papier, il video diSalvo Agria, che porta “oltre lo specchio” facendo immergere per sette minuti nell’antro di un antico palazzo incantato della vecchia Palermo, rendendo partecipi dei suoi misteri e complici dei suoi fantasmi. Inebriate e prigioniere di una giostra stregata sono leDame di carta di Ignazio Schifano, che nonostante la corposità della materia pittorica, sembrano anch’esse per svanire sotto lo sguardo dello spettatore. L’Omaggio a Santa Rosalia e la restituzione del giglio rubato si concretizzanonel carro di Fabrizio Lupo e soprattutto con la scultura di Domenico Pellegrino, entrambi già parte della collezione permanente di Palazzo Bonocore. La Santa Rosalia di Pellegrino é attraversata da un vento divino che le scuote l’anima, il viso e le vesti: la notte del 4 settembre del 2014, la statua fu rovinata perché qualcuno strappò il giglio d’argento  (insieme ad un dito). In occasione della mostra Divino Amore, la Michele Matranga Gioielli ridona alla Santa il suo fiore originale, realizzato, su disegno di Domenico Pellegrino, dal maestro orafo Michele Matranga e dal maestro argentiere Benedetto Gelardi. Un gesto generoso che si tinge di una forte simbologia: quel fiore é una metafora di Palermo, l’omaggio vuole essere d’auspicio al rifiorire della città.

Sfacciati

autoritratto
Momò Calascibetta-AutoRitratto-cm.60×80 acrilico 2016

Si inaugura giovedì 22 dicembre 2016, alle ore 19.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Sfacciati, cura di Andrea Guastella. L’esposizione raccoglie oltre cinquanta autoritratti d’artista che l’Amministrazione Comunale di Ragusa è lieta di ospitare nelle splendide Sale di Palazzo Zacco, dove potranno incontrarsi «con le sculture di Carmelo Cappello» offrendo ai ragusani e ai tanti turisti che ogni giorno visitano il museo «una riflessione su un genere – l’autoritratto – che forse più di tutti contraddistingue la nostra civiltà, ma che gli artisti sono ben lungi dall’aver esaurito quanto a forza e potenzialità».
I visitatori potranno inoltre soffermarsi su un video di Giancarlo Busacca con interventi critici di Andrea Guastella dedicato al tema dell’autoritratto.
Il corto, presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra, sarà proiettato a ciclo continuo nell’aula video di Palazzo Zacco.
In occasione della mostra il Comune di Ragusa e l’Associazione Aurea Phoenix organizzano il concorso Realizza il tuo autoritratto. Il concorso, riservato a chi pratica il disegno e la pittura, prevede la creazione di un’opera artistica, su tela, su tavola o su carta, di formato massimo 70×50 cm, ed è suddiviso in quattro sezioni: 1. Scuola primaria; 2. Scuola media inferiore; 3. Scuola media superiore; 4. Sezione libera, aperta a chiunque voglia partecipare, senza limiti di età e condizione
Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre il 7 gennaio 2017, ore 13.00, presso la Civica Raccolta Cappello di Via San Vito 158. I vincitori, giudicati da una giuria designata dal Comune di Ragusa e dall’Associazione Aurea Phoenix e presieduta dal Sindaco, saranno premiati con la possibilità di tenere una mostra in uno spazio pubblico e con premi offerti dall’Associazione Aurea Phoenix e da sponsor. La premiazione avverrà sabato 14 gennaio alle ore 17.00 presso Palazzo Zacco.
Dal testo in catalogo (Aurea Phoenix Edizioni) di Andrea Guastella: «Voglio essere sfacciato anch’io, confessarvi senza peli sulla lingua l’intera verità.
Questa mostra è stata, come si suole dire, un incidente. Avevo ricevuto, insieme a un amico, un incarico istituzionale: passare in rassegna gli uffici del Comune di Ragusa per individuare, tra le opere d’arte che ospitano, le più interessanti, allo scopo di predisporre la loro ricollocazione in un contesto museale.
Occorreva, ovviamente, interloquire con i dipendenti, spiegando loro come la nostra ispezione non fosse finalizzata a licenziamenti di massa, e facendoci spiegare a nostra volta dove si trovassero statue e dipinti, spesso conservati in magazzini o locali chiusi al pubblico, per tracciarli e stilare le relative schede. Ora, la risposta degli impiegati statisticamente più frequente era: “Qui gli unici pezzi da museo siamo noi che vi parliamo!”.
Lo avevano ripetuto con tanta convinzione da suggerirmi una rassegna dei loro ritratti, e chissà che prima o poi non ci faccia un pensierino. Ciò che però conta è come la visione dei lavoratori museificati – o mummificati, che è un po’ la stessa cosa – si sia unita a una riflessione che conduco da tempo sull’attitudine umana a lasciare ai posteri una traccia, un segno testimoniale del proprio passaggio sulla terra.
Tutti vorremmo vivere per sempre e non potendo, per scontate ragioni, realizzare questo sogno, affidiamo la nostra esistenza a puri oggetti, materiali o immateriali. Alcuni si contentano della buona fama, altri fanno figli, altri ancora appesantiscono di selfie la memoria del cellulare, salvo scaricarla periodicamente, con tante grazie a Facebook, sul proprio profilo.
In realtà questa esigenza nasconde forse un vuoto, un’inquietudine di fondo che i “selfisti” provano a curare attirando su di sé l’attenzione degli altri. Non è però solo di questi Sfacciati che ho intenzione di parlare. Da prima che Internet fosse, gli artisti si cimentano nell’autoritratto. Il capostipite, secondo Plinio il Vecchio, fu l’architetto e scultore Teodoro: si ritrasse in una statua che stringeva nella mano sinistra una mosca, sotto le cui ali si trovava una quadriga; la quadriga, prodigio di cesello, fu rubata, l’autoritratto rimase. Il secondo ricordato da Plinio lo dipinse una “perpetua virgo”, tale Iaia di Cizico, guardandosi allo specchio. Nel mondo classico l’autoritratto era dunque roba da zitelle vanitose o da bimbi mal cresciuti.
Bisognerà aspettare il Velo della Veronica, il Mandylion – insomma, il tanto bistrattato Medioevo – perché l’autoritratto, con sì illustri ascendenti, acquisti quella dignità che gli sarà conferita a pieno titolo solo nel Rinascimento, quando nascono le prime gallerie di autoritratti e si scovano autoritratti di artisti ovunque, anche dove ne mancavano (emblematico il caso del Vasari che, nella prima edizione delle Vite, non individua autoritratti di Giotto, nella seconda gliene attribuisce tre).
È da allora che l’autoritratto diventa, con Dürer e Tiziano, Rembrandt e Courbet, un genere a sé, immagine di assoluta indipendenza ma anche sintomo di una cultura – la nostra – che ha fatto di Narciso, dell’uomo innamorato di se stesso, il suo nume tutelare.
Siamo poi così certi che un autoritratto di Van Gogh sia più nobile – almeno nelle intenzioni – di una foto di Andy Warhol, o di uno scatto digitale?
Stando ai dati oggettivi, il tempo dell’autoritratto, rispetto a quello del selfie, è molto dilatato. Di solito l’autoritratto non è un prodotto estemporaneo: nella sua lentezza sono compresi l’attesa dello sguardo, lo sguardo stesso e la fatica necessaria a tradurlo, con le innovazioni che la pratica e la meditazione suggeriscono.
Vi è però in comune, tra autoritratto e selfie, un elemento essenziale: non tanto l’assenza del pubblico, cercato dall’uno e dall’altro, quanto quella del committente. Selfie e autoritratti si creano anzitutto per se stessi, per soddisfare un’esigenza personale. Perciò è invalsa l’abitudine di considerarli la chiave di accesso al segreto degli autori.
Come scriveva Plotino, la nostra immagine reale non è quella restituita dallo specchio: “Rientra in te stesso e guarda: se ancora non ti vedi bello di dentro, fa’ come lo scultore di una statua che deve venir bella, il quale a volte toglie e a volte leviga, a volte liscia e a volte raffina”.
Al termine di questo processo, nascosto negli autoritratti, palese nei selfie, posto che l’idea che ci facciamo di una certa persona scaturisce dalla somma delle sue presentazioni, appare infine il volto: sarà semplicemente bello, o anche vero?
Non saprei proprio. La maschera è, non di rado, il male minore. E, come non sempre il volto è il clou di un autoritratto – non mancano autoritratti di spalle, o con il capo abbassato – non è affatto scontato che l’autoritratto equivalga al testamento di un pittore.
Mica tutti gli artisti sono inguaribili Sfacciati come quelli accorsi al mio richiamo!
Ve ne sono anche di chiusi e riservati, che mai si sognerebbero di affaticarsi sulla propria sacra effigie (diciamolo chiaramente: chi si autoritrae avrà pure un alto concetto di sé, ma non può essere privo di ironia).
Quanto a me, non posso farci niente: convinto come sono che, anche quando non dipingono se stessi, gli artisti facciano sempre autoritratti, preferisco gli autoritratti espliciti a quelli simulati, come, nella vita di ogni giorno, preferisco chi mi rivolge un saluto a chi mi ignora.
Sarà perché anch’io – come gli adorabili impiegati del Comune di Ragusa – amo scherzare con la gente che incrocia il mio cammino? E che cos’è l’arte se non un invito a stabilire, tra artista e osservatore, un rapporto di intesa, se non addirittura di amicizia e confidenza?
Squadriamoli attentamente, questi Sfacciati. Forse non tutti ci sembreranno simpatici. Ma se anche uno solo sarà riuscito a scalfire l’alienazione che ciascuno a suo modo sperimenta, questa mostra non sarà del tutto vana».

Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com
Cell: 327.4059001

Mostra: Sfacciati
Curatore: Andrea Guastella
Autori: Giuseppe Alletto, Salvatore Aquino, Arturo Barbante, Salvo Barone, Antonio Bruno, Momò Calascibetta, Sebastiano Caldarella, Calusca, Carmelo Candiano, Mavie Cartia, Salvo Catania Zingali, Giulio Catelli, Salvatore Chessari, Carmelo Cilia, Franco Cilia, Giuseppe Colombo, Margherita Davì, Giuseppe Diara, Salvatore Difranco, Angelo Diquattro, Angelo Distefano, Giorgio Distefano, Atanasio Giuseppe Elia, Franco Filetti, Alessandro Finocchiaro, Sergio Fiorentino, Bruna Fornaro, Franco Fratantonio, Salvatore Fratantonio, Giovanna Gennaro, Alessandra Giovannoni, Sebastiano Grasso, Angelo Guastella, Mariella Guastella, Giovanni La Cognata, Giovanni Lissandrello, Massimo Livadiotti, Guglielmo Manenti, Sebastiano Messina, Milena Nicosia, Michele Nigro, Miriam Pace, Alida Pardo, Maurizio Pierfranceschi, Ettore Pinelli, Franco Polizzi, Francesco Rinzivillo, Giovanni Robustelli, Piero Roccasalvo Rub, Manlio Sacco, Franco Sarnari, Ruggero Savinio, Alfonso Siracusa, Marco Stefanucci, Paolo Strano, Luciano Vadalà, Giampaolo Viola, Amir Yeke
Organizzazione: Comune di Ragusa – Associazione Culturale Aurea Phoenix
Catalogo: Aurea Phoenix Edizioni
Video: Associazione Arte Eclettica – Aurea Phoenix Edizioni. Regia di Giancarlo Busacca
Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa
Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)
Inaugurazione: giovedì 22 dicembre 2016, ore 19.00
Durata: 22 dicembre 2016 – 25 febbraio 2017
Orario: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 8.00 – 14.00, 15.00 – 19.00; sabato ore 9.00 – 13.00, 15.00 – 19.00
Giorno di chiusura: domenica, lunedì e festivi
Ingresso: libero

Letti & Diletti

 
Palazzo Lucchesi
dal 7  al 30 giugno
Via Bixio 58 ang. Via dei Mille

Vittoria ( RG )

“La nicchia del cane” cm.150x 120 acrilico 2000
 
In occasione del “Vittoria Jazz festival l’Area culturale Polivalente Edonè – arte viva, da un’idea di Giovanni e Livio Bosco, presenta all’interno del Giugno d’arte e cultura a Vittoria”, la mostra personale Letti & Diletti di Momo’ Calascibetta presso Palazzo Lucchesi. La mostra raggrupperà  opere  già  presentate alla galleria “Antonia  Jannone” di Milano col titolo di ” De l’amour integrate con opere recenti create appositamente per l’evento.
.…..”Rivedendo gli stessi dipinti a freddo, quando la contingenza è diventata memoria storica e al lume delle opere esposte  ora da Antonia Jannone, che trattano ”…dell’amore” ( ma non secondo Stendhal ), si percepiscono meglio altri valori- per me dominanti che fanno di Momò in primo luogo un pittore dell’immaginazione”.
Per non dire “dell’immaginario”, razza ben definita da Giuliano Briganti. E’ un’immaginazione che parte da vicino, traendo spunti da modi, tipi, caratteri, comportamenti e tic catturati dall’immediata e quasi quotidiana esperienza. Ma che subito si dilata , dilaga e vola in una dimensione – per forme e contenuti- fantastica, a volte delirante, sempre stralunata e sorprendente. Momò dice, e bisogna credergli , che quando prende in mano la matita o il pennello per inseguire un’idea non sa bene quello che fa. Le mani vanno, sono loro che portano. Sembrerebbe una ricetta surrealista. Ma non è una ricetta,  e il suo dipingere surrealista non è certo. Io lo vedo come un travaso puro e semplice- lubrificato da quel mestiere prioritario e fatto natura che impressionò Sciascia  fin dagli esordi- di un’immaginazione  in moto perpetuo, che si sbriglia senza mai perdere il filo nei più straordinari percorsi. Quardo la “Leda” per esempio, e resto prima ancora che deliziato, esterefatto. Da dove gli è arrivato questa portentosa visione?
Quest ‘estasi golosae casalinga, concentrata sotto gli occhiali tondi da miope e conclamata dal possessivo raccogliersi delle gambone, in primo piano, intorno al piacere; con quello zoccolo proiettato nell’occhio di chi chi guarda? E  quel polverio di luce che è il dio- cigno esausto, gettato come un tappeto o uno scialle a coprire le strabordanti nudità della tindaride penetrata?
Piuma per piuma: una nuvola che forse è tessuto invece di pelle di serpente, o di scaglie d’argenti chiari e bruniti….non sai se miracolo di natura o capolavoro di un mago orefice. Sei trascinato, altre volte, dall’accumulazione. E’ il caso di “ Acque gialle a Cefala Diana” , ludico tripudio di coppie e singoli nelle piscine dell’abbandonato bagno arabo-ogni figura un ritratto- avvolto e amalgamato in una luce sulfurea. Nei disegni e negli acrilici piccoli, invece, il racconto è univoco, concentrato con ilare violenza ( di cui la specie del colore è fattore portante) su una situazione a due. Una delle tele con doppia ragione si intitola “Raptus”. Ma sono tutte in verità dei “ rapimenti” dell’anima e dei sensi; deliri, brame, esplosioni dell’eros; qualche volta anche abbandoni ( sempre rapiti) alla soavità di un istante, al nettare del sentimento. Ma anche intorno ai nuclei di rappresentazione più compatti  l’immaginazione dell’artista preme ribolle morde e gioca, inserendo varianti e arricchimenti che sono personaggi in formato minore o seminascosti, da cogliere a un secondo sguardo, o magari le figure decoranti la spalliera di un letto, richiamate in vita dal momento di vita trionfante  che sogguardano. L’amore, ci dice Momò è questo. Non solo questo-come sanno poche persone fortunate- ma anche questo. E se non è proprio “questo”, certamente “è così”.
Fabrizio Dentice
Momò Calascibetta
cm.120×60
acrilico 2004
“L’amante è come il pesce, pessimo se non è fresco”
 
…..gli attori di questo dissennato carnevale sono politici e criminali, dame dell’alta società, nobili decaduti e prelati, intellettuali e artisti che tessono rapporti inconsistenti dentro una babilonia disperata che si agita tra i vortici dei giochi dell’acqua; un’ umanità vacua e disfatta, verminosa e potente, un carnevale di annoiati, vitelloni e nobili a noleggio. Menti infide e incartapecorite che mal sopportano frammenti di virtù civili nel salotto cafone e putrido della piazza siciliana. I personaggi della fontana sono attori del fuoco fatuo della mondanità e si confondono in un labirinto di umanità abortita.
Philippe Daverio
Palazzo Lucchesi
dal 7  al 30 giugno
Via Bixio 58 ang. Via dei Mille

Vittoria ( RG )

tel.0932 1978627

 

MILANO: mostra “Ascanio in Alba” opera del periodo milanese di W.A. Mozart

MILANO: mostra “Ascanio in Alba” opera del periodo milanese di W.A. Mozart.

Presentación de la 4TH edición de MIAB PORTUGAL 2012

4TH EDITION MADEIRA ART BIENNALE 2012

JUNE 14TH TO JULY 30TH
SANTANA – FUNCHAL – ESTREITO CAMARA DE LOBOS – PONTA DO PARGO
MADEIRA ISLANDS – PORTUGAL
Introdução – Introduction
Ao apresentar a 4ªEdição do MIAB-PORTUGAL 2012,começo por deixar aos participantes
o nosso reconhecimento pela sua disponibilidade, imaginação e interesse no projecto.O
trabalho de hoje,é,a certeza de já amanhã estarmos juntos em Arte,onde,o sonho estimule
em inspiração e sentimento novas fórmulas,novas técnicas,novos materiais…Uma era
renovada,progressivamente mais activa e inovadora.
Um exercício de permutas,partilhas e cumplicidades.33 personagens que recriam jogos de
alma,côres de vivências,formas encantadas,vestidas de linhas ou traços…………Representação
em espaços multi-disciplinares,desfile de emoções,sensualiades e transparências………….
33 propostas do convencional às novas tendências,sensibilidades,rupturas e clivagens…
Projectos que aprenderam a ter voz numa encruzilhada de conceitos estético-plásticos.
Viajem partilhada entre os olhos e a mente, o suster da respiração quando se sente quem nos
observa……….Na atenção,curiosidade e interesse pela sublime tarefa natural da Criação.Digamos
como complemento, um exercício, em que na diferença do resultado é vísivel, de cada um,
o esforço,o tempo de investigação e a humildade anónima mas responsável de quem,simplesmente
cria porque não pode fechar no peito ideias e ideais. Do seu intercâmbio  resulta a renovação
necessária,continuamente ascendente e livre, num voo, na imaginação do  tempo, na solidão
e recolhimento, num cuidado extremo que nunca se extingue,antes se renova em cada nova
peça,nova obra,novo projecto…………..

Manuel Martins Barata
Presidente Fundador
MIAB-PORTUGAL

GUESTS OF HONOUR – CONVIDADOS DE HONRA
PORTUGAL
ADELAIDE BARBOSA
 RICARDO PASSOS
SPAIN
ART CURATOR FOR SPAIN AND ITALY
ENRIQUETA HUESO MARTINEZ

PILAR PALOMARES
SALVALORÉN
 

ITALY
ADRIANO MARALDI
MOMÒ CALASCIBETTA

PARTICIPATING ARTISTS – FINAL APPROVED LIST

PORTUGAL

CARLOS GODINHO, CARLOS MOTA, FERNANDO d’F. PERREIRA, GUARETA COROMOTO, ALBERTO DOS SANTOS, LUZ HENRIQUES, PAULO DAMIÃO, RIC NAGUALERO, ROSA PEREIRA, RÚBEN FREITAS.

SPAIN
ART CURATOR FOR SPAIN AND ITALY 
ENRIQUETA HUESO MARTINEZ
ALBERT SESMA, CONSUELO FONT, DANIEL RAMOS, ENCARNACÍON DOMINGO, ENRIFORTIZ,   ENRIQUETA HUESO, GUILLERMO FERNÁNDEZ-DÍEZ, INÉS RAMSEYER,
JUAN ANTONIO GASPAR, MARIANO LUQUE, MARTA MARTÍNEZ, PACO SANCHO, SUSO CAMUÑAS, YVO LÁZARO.
ITALY

POLAND

MARIOLA LANDOWSKA

Singolare installazione di Momò Calascibetta realizzata con 20.000 cannucce alimentari a Francavilla al mare

Via col vento di Momò

SPAZI EVASI 08
19 luglio – 2 agosto 2008 – Francavilla al mare
logo-spazi-evasi.jpg

Spazi Evasi, che giunge quest’anno alla quinta edizione, è un evento culturale ideato dall’Associazione Culturale La.Li.Pé, con il patrocinio del Comune di Francavilla al mare, della Provincia di Chieti, della Regione Abruzzo e della Fondazione Carichieti. La manifestazione, che verrà inaugurata il 19 luglio 2008 a Francavilla al mare per poi prendere vita in altri centri dell’area metropolitana, si presenta come un evento complesso, in cui ricerca artistica, spettacoli e musica si innestano nel tessuto sociale e architettonico della Città.

Quest’anno il tema della manifestazione “Spazi Evasi 08” è rappresentato dalla riflessione sulle risorse energetiche come fonte primaria di vita, come forza che muove il mondo, come risorsa di un Pianeta sottoposto ai limiti di carico.

viacolvento.jpg
Prototipo della installazione  che Momò
realizzerà nello spazio antistante il Museo Michetti.
Le misure complessive della struttura saranno di m.6.60 di altezza

vuole evidenziare il mondo dell’aria, elemento invisibile la cui forza è utilizzabile per far muovere macchine che producono energia elettrica. A questo mondo appartengono gli uccelli e innumerevoli insetti, gli aerei, gli asciugacapelli, i deltaplani e i paracadute, le bolle di sapone, i profumi dei fiori e i deodoranti, i gas inquinanti e quelli che ci servono, il fumo degli incendi e delle sigarette, il vapore dei soffioni e quelli del caffè bollenti, i coriandoli e le cerbottane. L’ aria è cio’ che tutto avvolge e permea, è lo spazio intangibile che tutto unisce, è l’energia vitale che i taoisti chiamano chi, gli induisti chiamano prana (dal sanscrito forza-luce) e noi chiamiamo etere. E’ la sostanza invisibile che pervade l’intero universo e che noi assorbiamo dall’ambiente circostante attraverso il respiro necessario alla vita degli Esseri.

Il progetto di  Momò consiste in un grande volume piramidale, sospeso a 5 metri e mezzo da terra e realizzato con cannucce da  bibita , versatile  famiglia di materiali “plasticosi”. Trasparente e leggerissimo, un autentico miracolo visivo, per raccontare e mettere in luce il mondo dell’aria  e la sua presenza che al minimo soffio, al primo alito di vento fa ruotare la struttura. L’aria è respiro, indispensabile alla vita. L’aria, nell’atto di inspirazione, partecipa all’energia vitale degli esseri e alla sua comunicazione perché il respiro è anche ritmo, veicolo di suoni e parole.

Si tratta di una costruzione sul concetto delle “travature reticolari”, autoportante, basata sull’aggregazione di moduli geometrici (in questo caso il tetraedro), e realizzata con circa 20.000 cannucce alimentari  e filo di cotone. Ogni modulo è costituito da sei elementi; l’aggregazione di quattro moduli da luogo ad una piramide più grande e così via. La modularità dell’elemento permette di costruire quasi all’infinito l’installazione.La dimensione finale sarà in questo caso una grande piramide  di metri 6.60 per ogni lato. La leggerissima struttura, sospesa in aria  per mezzo di un filo di naylon darà l’impressione di volare. Tre elementi tipo piccole vele ai tre angoli di base permetteranno all’aria di muovere la struttura interaggendo visivamente con il luogo dove è posizionata.

1viacolventologo.jpg

Nell’opera di Momò Calascibetta, da Mario De Micheli a Giorgio Soavi, da Leonardo Sciascia a Vincenzo Consolo e Bufalino, da Fabrizio Dentice a Testori, sono state individuate le caratteristiche e i canoni del grande e raro disegnatore satirico di razza; Nel 2002 presenta alla Fondazione Mudima  la mostra “Terromnia”, una grande mostra-evento,che lo impone definitivamente nel panorama artistico italiano. L’ artista nato a Palermo e trasferitosi a Milano nel 1982, è stato recentemente ospite nella trasmissione ” Passepartout”  di Philippe Daverio su Rai Tre  dal titolo “l’eterno barocco siciliano”, dove sono stati evidenziati i caratteri e i temi fondamentali della sua produzione artistica. Ha partecipato al progetto Plotart nel 2005 a cura di Gianluca Marziani e Massimo Lupoli, che lo ha visto presente in quindici città europee con opere in digitale. Nel 2007 una mostra antologica al museo Mandralisca di Cefalù, a Parma con la mostra”Mai dire Mao” a cura di Gherardo Frassa e al al Museo Michetti di Francavilla al mare, “laboratorio Italia” a cura di Philippe Daverio. Recentemente al Museo di Villa Silva a Domodossola nella mostra “Il mio nome è Nessuno” con l’opera “Minuetto di una domatrice di coccodrilli a villa Palagonia”.
Inaugurazione 19 luglio 2008 spazio Museo Michetti19 luglio – 2 agosto 2008 – Francavilla al mare

Informazioni –  info@lalipe.org – Tel.085/491042

Associazione Culturale La.Li.Pè.

Via Civitella snc, Torre Ciarrapico

66023 Francavilla al mare (CH)

Info : www.artmomo.com